Lascia un commento

Livorno Vs Torino: 3-3, ovvero troppo matti per essere veri.

(Glik svetta di testa per il gol del momentaneo 0-2 per il Toro...)

(Glik svetta di testa per il gol del momentaneo 0-2 per il Toro…)


Esiste nel calcio un virus molto singolare che può intaccare squadre blasonate che si contendono i maggiori titoli nazionali ed internazionali, quanto umili realtà sportive che militano nei più infimi campionati locali. Si tratta della temibile “pareggite”, ovvero la cronica tendenza a impattare, in sequenza, il risultato delle partite lungo l’arco della stagione, singolare caratteristica di questo virus è che ciò si verifichi a sua volta indipendentemente dal tipo di avversario incontrato e dal tipo di prestazione offerta durante la gara, ovvero che si giochi contro l’Inter o il Livorno, che si domini una partita o che si subisca per 90 minuti l’avversario, il risultato sarà comunque una salomonica quanto discutibile divisione della posta in palio. Ecco ciò di cui soffre il Torino in queste settimane; infatti dopo 10 giornate il tabellino dei granata recita due vittorie, tre sconfitte e cinque pareggi, la squadra in serie A che ha pareggiato di più e quella che più volte si è fatta rimontare l’iniziale vantaggio. In teoria l’unico antidoto a questa malattia è il ritorno alla vittoria, da perseguire magari con cambi di natura tecnica: modulo e interpreti nella versione Light, oppure direttamente la guida stessa della squadra, cioè l’allenatore, nella versione Strong.
E per il Torino a cosa serve? Ma soprattutto quali sono le cause di queste performance? È un discorso che meriterebbe un percorso di analisi piuttosto approfondito, ma che in sintesi si può cercare di contenere in alcune considerazioni: la squadra non riesce ad avere lungo i 90 minuti uno standard di prestazione omogenea, lo si è visto chiaramente ieri sera all’Armando Picchi, nei primi 10 minuti si è andati a segno ben due volte, sfruttando la frattura tra i reparti del Livorno aggravata da marcature tutt’altro che rigide, ciò permetteva a Cerci di piazzare due assist prima per Immobile in una azione in velocità partita sulla fascia destra e poi per Glik, su azione da calcio d’angolo. Dopodiché il copione è radicalmente cambiato, il possesso palla è stato quasi totalmente in mano ai padroni di casa e la manovra contenitiva granata è apparsa incapace come non mai a trovare le misure agli avversari, così dopo aver vacillato più volte veniva concessa la rimonta completa entro il 33° minuto grazie ai gol di Paulinho, che segnava in una azione speculare al vantaggio di Immobile e a Greco che si ritrova la porta spalancata ai suoi occhi dopo che la difesa è presa in controtempo da una azione sulla destra dell’out livornese. A questo punto il Toro tornava ad affacciarsi dalle parti di Bardi bravo a deviare una conclusione di testa di Glik su cross di Bellomo. Il secondo tempo si presentava con ritmi più bassi da ambo le parti, ma una accelerata dei livornesi tra il 60° e il 70° permetteva a questi di andare in vantaggio con un gol da 30 metri di Emerson e a sfiorare altre due marcature con Emeghara. Il Toro faticava a trovare spazi ed idee e solo nel finale sfiorava due volte il pareggio su conclusioni di D’ambrosio e Barreto e poi impattava definitivamente il risultato con un rigore concesso per fallo di mano di Rinaudo nella sua area che Cerci trasformava.
Quindi le due squadre si sono alternate di continuo nel dominio dell’inerzia del match, anche se il gioco dei labronici si è fatto preferire come continuità e qualità rispetto a quello dei granata. Certo le assenze sono un elemento da considerare, ma le amnesie e i cali di rendimento in partita più evidenti sono stati di titolari come Vives, Moretti e D’Ambrosio che dovrebbero godere magari di una pausa, ma che giocoforza non riescono ad averla in quanto non ci sono rimpiazzi (anche se al posto di D’Ambrosio scalpita Pasquale…), mentre altri giocatori come Gazzi, Barreto ed El Kaddouri devono ancora recuperare pienamente da infortuni e lunghe indisposizioni. Come correre ai ripari? Difficile dirlo sul breve periodo, anzi il timore è che fino alla riapertura del mercato di gennaio le emergenze di organico saranno piuttosto continue e che le difficoltà di prestazione non saranno facili da ribaltare, anche se la squadra ha comunque una posizione in classifica non disperata e che i punti di vantaggio sulla terz’ultima sono al momento cinque, appena sufficienti per stare tranquilli un paio di giornate. Ad ogni buon modo il potenziale di questa squadra sembra non troppo superiore a quella dell’anno scorso, perciò a mio parere non ci si dovrebbe spostare molto dal risultato finale ottenuto nella scorsa stagione. Piuttosto mediocre per il blasone del Toro, ma piuttosto in linea con il “progetto”, se così lo si vuol definire, della gestione di Urbano Cairo…
(Paulinho mette dentro il primo gol della rimonta livornese...)

(Paulinho mette dentro il primo gol della rimonta livornese…)


Di seguito le pagelle che ho redatto per il sito Tuttotoro.com

Padelli 5,5: grande parata sul colpo di testa insidioso di Paulinho al 20°, ma poi và in confusione come il resto del reparto arretrato e subisce l’uno-due del brasiliano e di Greco, nel secondo tempo salva di piede su Emeghara ma nulla può sull’eurogol di Emerson. Darmian 6: è impegnato a contenere la manovra avversaria sulla sua fascia e deve anche andare a chiudere sulla verticale, ma pare il migliore del suo reparto, spinge poco perché deve coprire le ripartenze livornesi dopo le azioni non andate a fondo di Cerci.
Glik 6: grande gioia per il suo primo gol in campionato, poi ingaggia un duello con Paulinho lungo tutto il match che gli costa subito un’ammonizione che lo obbliga a dover dosare gli interventi, è in ritardo sul primo gol, poi Bardi gli nega la gioia della doppietta, nel secondo tempo va in affanno su qualche pallone.
Moretti 5,5: cerca come al solito di mettere una pezza, ma va in ambascia davanti alla manovra inventiva degli avversari ed in entrambi i gol del Livorno non è irreprensibile, un po’ più di personalità nel secondo tempo, ma patisce tremendamente Emeghara. D’Ambrosio 5: fatica molto a trovare la possibilità di spingere e in fase di copertura non contiene la verve di Schiattarella e Biagianti, prova nel secondo tempo a farsi vedere di più e prende un palo clamoroso; purtroppo non una bella prestazione per lui, ansia da rinnovo contrattuale?
Gazzi 5: parte più vivace e più determinato rispetto a Napoli, ma poi si perde e non chiude sulle manovre sulla sinistra degli avversari, è anche in difficoltà atletica, forse andava sostituito prima.
Vives 5,5: mancano i suoi raddoppi di marcatura ed anche in impostazione è evanescente, sul gol di Emerson non chiude con grinta, si riscatta leggermente nel finale mettendo finalmente in azione i muscoli.
Bellomo 6: cerca di rimanere il più vicino possibile a Cerci per dargli manforte, è l’unico dei mediani a far circolare la palla con intelligenza, e a essere l’unica alternativa a Cerci nei cross in area, non raddoppia molto in copertura, ma almeno si salva nel marasma generale.
El Kaddouri 5,5: non sta bene e si vede, prova comunque a infilarsi nei corridoi che non poche volte la difesa amaranto gli concede, ma atleticamente deve ancora raggiungere il pieno recupero.
Cerci 6,5: subito decisivo con due assist vincenti per Immobile e Glik, poi finisce un po’ per nascondersi e si ridesta dopo il pareggio di Greco quando con una serie di calci d’angolo mette scompiglio nell’area labronica, nel secondo tempo prova a caricarsi la squadra sulle spalle, ma la giocata fatica a riuscirgli, fino al rigore del pareggio che trasforma con freddezza.
Immobile 6: và subito in gol dimostrando di essere “caldo” dal punto di vista realizzativo, poi nonostante chiami spesso la palla, viene servito poco in area, nel secondo tempo s’innervosisce e la prestazione ne risente, così dopo un tiro poco a lato, contribuisce alla concessione del rigore.
Barreto 6: cerca di dare verve, ma è sempre lontano dalla porta, serve un assist per D’Ambrosio che il laterale spedisce clamorosamente sul palo e sfiora il pareggio su una conclusione dal limite dell’area che Bardi intercetta per miracolo, almeno è volitivo. Meggiorini 6: entra a 10 minuti dalla fine e si guadagna un angolo, poi riesce a mettere la palla in mezzo per Immobile che causa il rigore del pareggio; prova davvero a far sfruttare le occasioni che Ventura gli concede. Non è un campione ma onora la maglia.
Pasquale s.v.: entra per dare spinta e copertura sulla sinistra nei minuti finali.
Ventura 5,5: sorprende con un inedito 4-3-3 che nei primi 10 minuti lo ripaga abbondantemente, poi però la squadra và in collasso sotto la reazione dei padroni di casa, sgrida molto Cerci, ma le falle sono sopratutto altrove e non sembra riuscire a dare le direttive giuste; mette Barreto nel secondo tempo che come esterno d’attacco non è il massimo; poi dopo il gol di Emerson và in depressione, fortunatamente la sostituzione di Meggiorini per Gazzi è felice, ma la prestazione della squadra lascia a desiderare per le amnesie difensive e l’immagine di lui sconsolato e muto in panchina al triplice fischio come se avesse perso pesantemente lascia intendere più di ogni altro commento.

Una cosa rimane indelebile nel tempo, il Nostro motto: Forza Vecchio Cuore Granata!!

Annunci
Lascia un commento

Aspettando Livorno Vs Torino, ovvero basta con le mezze misure.

Livorno-Torino
Osvaldo Jaconi, che allenò il Livorno tra il 2000 il 2002 conquistando una storica promozione in serie B nella seconda stagione, diceva che “Livorno è una piazza particolare, la gente non vuole campioni, ma uomini veri, disposti a sposare una causa”. In qualche modo viene in mente quindi una certa somiglianza tra i desideri della tifoseria amaranto con quella granata. Due tifoserie considerate “calde e sanguigne” seppur le storie delle due società siano diverse; nella bacheca livornese infatti spicca solo una Coppa Italia di serie C vinta nel 1987, mentre il miglior piazzamento nei suoi 29 campionati nella massima serie professionista è un secondo posto colto nel 1942-43, guarda caso alle spalle del Grande Torino, che gli amaranto riuscirono persino a sconfiggere per 1-2 al Filadelfia. Và detto però che negli ultimi 10 anni le due società sono state solite ad incrociare spesso i loro destini nella lotta alla salvezza in serie A o in quella per la promozione durante le stagioni in serie B, ed almeno i livornesi hanno potuto assaggiare la Coppa Uefa, nella loro unica partecipazione, relativamente di recente, ovvero nel 2006/07, mentre i granata mancano da così tanto tempo alle fasi delle competizioni europee che è meglio soprassedere.

Le due formazioni arrivano a questo primo scontro diretto della stagione distanziate di due punti, 10 per i granata e 8 per i labronici, i quali dopo una buona partenza fatta di due vittorie e due pareggi che seguirono la sconfitta in casa all’esordio contro la Roma, hanno poi inanellato quattro sconfitte che hanno avvicinato la squadra ai bassifondi della classifica. Il gruppo di Davide Nicola è relativamente giovane ma che l’allenatore conosce bene per aver aperto dall’anno scorso un ciclo interessante, ereditando una squadra che due stagioni fa si salvò a stento, ma che già sotto le cure dell’allenatore di Luserna San Giovanni conquistò la massima serie dopo un campionato vissuto ad alti ritmi in un duello emozionante e bilanciato contro Verona e Sassuolo e che ha visto i labronici dover passare, per un soffio, dall’ulteriore prolungamento della stagione dei play-off, vinti con risultati di misura, ma mai in discussione, gestendo quindi una fisiologica stanchezza dopo un campionato lungo e dispendioso.
Ad ogni modo il presidente Spinelli è riuscito ad assicurare al suo allenatore (ma solo nelle ultime ore di calciomercato) una rosa ampia e che può giocarsi le sue carte per la permanenza in A; i colpi più in vista sono stati il ritorno di Bardi in porta, in prestito dall’Inter come anche M’Baye, Botta e Benassi, Emeghara dal Siena, Rinaudo dal Napoli, Biagianti dal Catania, Coda dall’Udinese, Leandro Greco dal Olympiacos, più altri giovani e meno giovani che fanno da rincalzo nelle scelte dell’allenatore; Nicola infatti gioca con un 3-5-2 dall’apparenza un po’ più spregiudicato rispetto a quello di Ventura, in cui, come ha spiegato in alcune interviste, il giocatore deve sapersi creare più opzioni di scelta durante le diversi fasi del gioco e lasciandosi la libertà di adattarsi con una certa discrezionalità al contesto situazionale, in poche parole oltre che gestirsi atleticamente un giocatore deve saper “ragionare” di continuo. Di certo alcuni atteggiamenti rimangono però fissi come la propensione della squadra, indipendentemente dall’avversario e dal terreno di gioco, in fase di impostazione di cercare sempre di uscire palla al piede dalle situazioni e, quando viene attaccata alta, cercare la sponda della punta centrale. Tenendo conto delle assenze per infortunio di Botta e Belingheri e della squalifica di un turno di Siligardi è perciò probabile che il Livorno si schieri così stasera: Bardi tra i pali; trio di centrali formato da Coda, Emerson (vero jolly della formazione labronica in quanto anche capace di giocare mediano) e Ceccherini (prodotto del vivaio amaranto e che qualcuno considera l’erede di Chiellini); sulle fasce vedremo a destra uno tra Piccini e M’Baye che si contenderanno una maglia da inedito titolare e a sinistra Schiattarella (con un passato nelle giovanili del Torino), mentre Duncan dovrebbe essere il regista coadiuvato a destra dal tostissimo capitan Luci e a sinistra dall’eclettico Biagianti; in attacco spazio alla coppia esotica formata dal brasiliano Paulinho e dallo “Svizzero d’ebano” Emeghara, sempre temibili, sempre scoppiettanti.

Nel Torino si sentono ancora le scorie del “dopo prestazione” contro il Napoli di tre giorni fa; non solo i tifosi hanno espresso delusione e stizza, ma pure lo stesso Ventura è stato molto duro nei confronti dei suoi giocatori esprimendo una certa insoddisfazione e richiamando ad una maggiore concentrazione, anche se le assenze continuano a preoccuparlo. Infatti nessuno degli infortunati è stato recuperato, ad eccezion fatta di El Kaddouri, che però andrà solo in panchina e difficilmente sarà schierato più di uno scampolo di partita, confidando che l’allenatore non sia costretto a cambiare la squadra in corsa per ulteriori infortuni nel corso del match. Rimangono quindi a Torino a farsi curare Brighi, Larrondo, Rodriguez, Bovo e Farnerud, insieme allo squalificato Basha, mentre torna a disposizione Immobile, che ha scontato il proprio di turno di stop inflittogli dal giudice sportivo. Gli ultimi rumors parlano di un turno di riposo concesso a D’Ambrosio, che partirebbe dalla panchina, con il ritorno sulla fascia destra di Darmian e l’inserimento di Maksimović per la prima volta da titolare, con Pasquale a riprendersi la corsia di sinistra dal primo minuto. Per il resto la squadra è praticamente obbligata, anche se in attacco potrebbero esserci delle clamorose soluzioni che vedono Immobile e Cerci insidiati da Barreto e Meggiorini. Dipenderà da come Ventura vorrà gestire le fatiche dei suoi “combattenti” ed è comunque probabile che ci siano staffette tra i 4 giocatori sopraelencati. In teoria quindi il Toro dovrebbe scendere in campo così schierato: Padelli in porta; trio di centrali formato da Maksimović, Glik e Moretti; con Darmian e Pasquale pendolini sulle due fasce; Vives regista basso con ai suoi due fianchi Gazzi e Bellomo; Cerci e Immobile attaccanti.

È inutile dire che questa è una trasferta che il Toro deve portarsi a casa in qualche modo, magari con una vittoria che manca da più di un mese, in quanto scontro diretto con una avversaria molto agguerrita e che ha nel suo pubblico un’arma in più. In caso invece di stop tutto il progetto per la stagione subirebbe certo contraccolpo e non ultima la stessa panchina di Ventura potrebbe iniziare, quanto meno, a vacillare come mai invece era successo nelle due stagioni precedenti. È quindi immaginabile che la partita si decida sulle ripartenze e sulle giocate a sorpresa di qualche risolutore che non ti aspetti. La speranza è che ciò accada in favore del Toro.

Buona partita a tutte e tutti e Forza Vecchio Cuore Granata!!

Lascia un commento

Napoli Vs Torino: 2-0, ovvero del poco mostrato.

(Ventura demoralizzato, la fotografia esatta della partita del Torino...)

(Ventura demoralizzato, la fotografia esatta della partita del Torino…)


Fondamentalmente non c’è moltissimo da dire sul piano tecnico rispetto alla partita di ieri al San Paolo. Il Toro si è schierato in campo per non prenderle, cercando solo fugaci ripartenze per poter punzecchiare il Napoli non apparso poi neanche troppo battagliero. Per venti minuti si è anche riusciti a centrare l’obiettivo, almeno sul punto di vista della tenuta del risultato, infatti Padelli non ha dovuto spaventarsi più di tanto sulle conclusioni degli avversari, che hanno trovato pochi spazi e quando ci sono riusciti sono stati “murati” dai difensori. Le ripartenze dei granata invece erano farraginose, spesso piene di grossolani errori. Poi i due rigori hanno di fatto chiuso la partita. Ovviamente se il primo per fallo di Bellomo su Mertens era sanzionabile, seppur il belga si lasci parecchio andare a terra nel contatto, il secondo è stato letteralmente inventato dall’arbitro, o meglio dal suo assistente di porta che ha visto una volontarietà di Glik nell’intercettare la palla colpita da Fernandez, mentre era lampante che il braccio del capitano granata era adeso al corpo e non ha fatto altro che intercettare la palla prima del petto.
Ma sia chiaro: il Toro non ha perso la partita per un rigore dubbio. L’ha persa per la poca personalità messa in campo. Accentuata dai cambi di Ventura che nell’intervallo decideva di sostituire Cerci con Meggiorini, per preservarlo in vista della trasferta di mercoledì a Livorno per il turno infrasettimanale. Se neanche l’allenatore di una squadra crede nel poter rimontare una partita, sotto di due gol, quando manca la seconda metà dell’incontro, c’è tutto il segno di quanto mediocre era la forma psicofisica dei suoi ragazzi.
Certo il Toro sceso in campo ieri era incerottato, ma il Napoli che si è trovato di fronte è sembrato sinceramente stanco e se non battibile, quanto meno in grado di poter essere gestito con una gara di sacrifici. Infatti, nonostante un certo entusiasmo sui titoli di giornali, alcune singole prestazioni degli azzurri sono sembrate non certo trascendentali. Insigne è parso perdere gli attimi buoni in più occasioni, Armero impreciso in almeno metà dei suoi tentativi di cross, Higuain quando è andato alla conclusione, a parte i rigori, è stato controllato bene da Padelli, Mertens è sembrato quello più in palla, quello che più ha fatto risaltare i limiti tecnici dei granata, mentre Dzemaili e Inler si sono fatti notare più che altro per svolgere con meno sbavature possibili il loro compitino di mediani. La retroguardia è stata chiamata in causa poche volte e comunque gli unici pericoli sono arrivati da Meggiorini nel secondo tempo che ha trovato un Reina sempre pronto e reattivo sui suoi tentativi.

Nel Toro si fa fatica a dare giudizi sui singoli. Certo che Padelli ha riscattato con le parate, nel secondo tempo su Mertens e Callejon, la brutta uscita fuori tempo sul contropiede di Insigne nel primo tempo, poi salvato da Darmian, e certo che Meggiorini si è caricato sulle spalle le poche occasioni da rete che la squadra ha prodotto nel secondo tempo, cercando almeno di far paura agli avversari. Per il resto molta mediocrità, anche da parte di Cerci che si è fatto vedere solo su una punizione, finita poco alta, verso la fine del primo tempo. La domanda poi che ci si può porre è: “ma il miglior giocatore della squadra và cambiato, dopo soli 45 minuti, anche se gioca male?”. La risposta è sì, se sei il Real Madrid o simile ed hai comunque un organico stellare. Se sei il Torino forse no, e comunque se Cerci non gioca peggio di un Barreto ancora fuori condizione ed in perenne ritardo sull’azione d’attacco, magari si potrebbe pensare a sostituire il brasiliano, e sperare che Cerci riesca ad accendersi almeno in un paio di azioni nel proseguo della partita. E comunque anche l’uscita di D’Ambrosio, ieri apparso opaco in fase di costruzione, era la chiara lettura della demoralizzazione di Ventura che già pensava alla trasferta all’Armando Picchi di tre giorni dopo. Il resto del pacchetto arretrato ha subito molto e ha fatto fatica a stare compatto, con i centrali che in qualche modo tenevano botta, mentre spiccava un Masiello schierato a sorpresa e come sempre parso un pesce fuor d’acqua, sempre troppo malleabile con gli avversari, mai capace di proporsi in fase di costruzione, ha permesso a Maggio di vivere una domenica costantemente nella nostra metà campo. Tra i mediani forse quello che più ha fatto vedere qualcosa è stato Bellomo, uccellato dal sombrero di Mertens sull’episodio del primo rigore, ma anche quello che meno ha sbagliato in passaggi e che ha macinato più corsa, mentre Gazzi è quello che è sembrato più spaesato, poche palle recuperate e più errori negli appoggi, giusto sostituirlo, ma Basha stesso non è sembrato fare meglio fino ad immolarsi su Pandev che dopo averlo dribblato in scioltezza, lo costringeva ad un abbraccio forzoso mentre il macedone s’involava verso Padelli, con relativa espulsione sacrosanta. Vives invece ha giocato a nascondersi, risultando poco presente in fase di costruzione e appena visibile nei raddoppi di marcatura. Di altro non si può dire. È veramente, e sconsolatamente tutto qui.

È andata male, ma che si vinca o che si perda il motto è come sempre FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!

Lascia un commento

Aspettando Napoli Vs Torino, ovvero costruendo la ripartenza vincente.

3f2143afa17637befe8536eaf34c5584-55695-d41d8cd98f00b204e9800998ecf8427e
Il giornalista e scrittore, di origine vicentina, Guido Piovene scrisse nel suo noto libro-reportage “Viaggio in Italia” che “la bellezza di Napoli cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finché si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra”. Napoli si sa è città dalle molte caratteristiche, dalle molte contraddizioni, ma diversamente da altre città, tutte sinceramente alla luce del sole.
Domani il Toro vi farà visita in un match contro i padroni di casa, già difficile di per sé, vista la differenza tecnica che i due organici metteranno in campo, e resa più complicata dalla recente polemica sui cori da stadio che vertono sulla discriminazione territoriale, con relative squalifiche del giudice sportivo che hanno visto abbattersi in settimana anche la promessa di una chiusura della curva Primavera dell’Olimpico di Torino se si fossero risentiti di nuovo cori offensivi proprio nei confronti dei Napoletani. Chi conosce il mondo dei tifosi del Toro sa bene che non esiste una cultura discriminatoria nei confronti dei Napoletani, ma una rivalità campanilistica non meno accentuata di quella sentita ad esempio contro la Sampdoria e l’Atalanta o le squadre di Milano, tanto per fare esempi. Eppure ultimamente la ricerca, sacrosanta, di arginare fenomeni di natura razzista all’interno delle curve delle squadre di calcio, hanno finito per creare fraintendimenti di non poco conto, con relativa reazioni delle tifoserie organizzate, di ogni latitudine geografica. Si spera che il buonsenso abbia alla fine la meglio anche in campo federale…

Venendo al calcio giocato cerchiamo di analizzare il momento della squadra di casa che quest’anno ha chiamato alla conduzione tecnica quella vecchia volpe iberica di Rafa Benitez, 53 anni di età, ma già ben 27 passati sulle panchine a partire dalle giovanili del Real Madrid nel 1986. Benitez si è visto consegnare dal presidente De Laurentis una squadra di già per sé competitiva, ma che avendo perduto il Matador Cavani si è ulteriormente impreziosita con i soldi incassati dalla sua cessione, ovviamente il pezzo più pregiato della campagna acquisti è il “Pepita” Higuain, arrivato in terra partenopea assieme ad altri due ormai ex madridisti, Raul Albiol e Callejon, mentre a sostituire De Sanctis è arrivato Reina dal Liverpool, espressamente richiesto da Benitez che con lui in porta vinse nel 2005 la supercoppa Uefa contro il Cska Mosca, infine per completare l’organico sono arrivati, Rafael dal Santos, Mertens dal Psv e Zapata dall’Estudiantes. Un organico che è sicuramente molto ricco di attaccanti e mezz’ale, ma che pare un po’ carente di rinforzi nel reparto difensivo che tra l’altro ha subito la partenza di un titolare del calibro di Campagnaro e di alternative valide come Gamberini e Rolando. Si vedrà a gennaio se arriverà qualche rinforzo che Benitez in effetti già richiede. In ogni caso la stagione del Napoli è partita in modo esplosiva con raffiche di gol e prestazioni spettacolari nel segno di Hamsik, Callejon e Higuain, poi qualche difficoltà è affiorata e la squadra ora è appaiata alla Juve al secondo posto a cinque lunghezze da quella Roma, sorprendente, che guida a punteggio pieno dopo 8 turni e che ha inflitto sabato scorso, proprio agli azzurri una dura sconfitta per 2-0, grazie ad una doppietta di Pijanic.
Benitez, ribatezzato “Don Raffaè” dai tifosi locali, in questo scorcio di stagione ha approntato per il suo Napoli un 4-2-3-1 molto ambizioso, che in teoria dovrebbe essere interpretato in modo offensivo o difensivo a prescindere da quelli che sono gli sviluppi dello stesso sul campo, infatti è un gioco tutto basato sulla capacità delle ripartenze in velocità. Contro il Torino, mancheranno gl’infortunati Zuniga e Britos e lo squalificato Cannavaro, e dovrebbero scendere in campo con: Reina come estremo difensore, Maggio a destra e Armero a sinistra come esterni in grado di ripiegare e ripartire con la stessa efficacia, Albiol e Fernandez centrali di difesa, entrambi abili nel gioco aereo che sfruttano anche negli sganciamenti in area avversaria; i due mediani, impiegati sia all’interdizione che alla costruzione del gioco, nonché alla capacità di inserimento, dovrebbero essere Dzemaili e Behrami, con forse il primo più speso come regista ed il secondo più in fase di recupero palloni; i trequartisti invece dovrebbero essere Hamsik in posizione centrale con a destra Mertens (che dovrebbe vincere la concorrenza su Callejon) e a sinistra Insigne, a tutti e tre sarà chiesto sia di rifinire che di finalizzare la mole di gioco attraverso le loro notevoli doti tecniche ed intelligenza calcistica; ed infine Higuain come attaccante di riferimento che deve saper ricevere e difendere la palla e farsi valere nel gioco aereo.

In casa granata invece si continua a fare i conti con le assenze che continuano a costringere Ventura ad una serie di rimescolamento delle carte per schierare la migliore formazione possibile. Infatti per un Glik rientrato dalla giornata di squalifica si aggiunge un Immobile appiedato per un turno dal giudice sportivo, inoltre si sono fermati per problemi fisici sia Brighi che Farnerud, con qualche probabilità di recuperare il secondo, mentre il primo ne avrà per tre settimane. Ancora out Bovo, Rodriguez, Larrondo ed El Kaddouri. Le uniche notizie positive arrivano dal prolungamento per 4 stagioni del contratto di Darmian e Gyasi, con il giovane capitano della primavera che firma così il suo primo contratto da professionista, augurandoci che sia lunga e proficua, sopratutto con i colori del Toro addosso!!!
Perciò dovremmo avere un 5-3-2 che a Napoli dovrebbe schierarsi con Padelli tra i pali, D’Ambrosio a destra e Pasquale a sinistra come cursori di fascia, Darmian, Glik e Moretti centrali di difesa; Gazzi, Vives e Bellomo mediani di centrocampo; Cerci e Barreto coppia d’attacco che partirà larga sulle fasce per poi accentrarsi. Panchina molto corta e ultimi dubbi che verranno chiariti dopo la rifinitura finale.

L’importanza della partita è ben chiara all’ambiente granata che cercherà di non essere una vittima sacrificale al cospetto dei padroni di casa del San Paolo, ma è chiaro che sarà una partita che il Toro dovrà interpretare cercando di chiudere spazi e possibilità di manovra altrui, magari a scapito dello spettacolo, ma fondamentalmente ambendo di centrare un risultato che in pochi si permetteranno di ottenere in questa stagione in terra campana, magari proprio sfruttando quelle ripartenze di cui Ventura è cultore non meno di Benitez…

A questo punto non rimane che augurarci buona partita e FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!

Lascia un commento

Torino vs Internazionale: 3-3, ovvero delle emozioni e dei rimpianti.

Ennesimo pareggio rocambolesco della stagione per il Toro!
E questa volta non c’entrano decisioni arbitrali avverse, mancanza di fair-play degli avversari o i soliti minuti finali sfortunati. Ieri il Toro ha fatto e disfatto un po’ tutto da solo, sciupando un “Jackpot” clamoroso, ovvero il poter giocare in superiorità numerica quasi tutto il match. In fondo abbiamo assistito a quello che in molti oggi definiscono “una partita da Toro”, ironicamente declinato a ciò che è ora il Torino e non a quello che storicamente è stato in tempi più luminosi.

(La palla battuta da Bellomo al 90° s'infila in rete per il definitivo pareggio)

(La palla battuta da Bellomo al 90° s’infila in rete per il definitivo pareggio)


La partita contrapponeva due squadre che seppur incerottate, specialmente il Toro, davano vita ad una partenza di gran carriera per poter sbloccare prima possibile l’inerzia del match; così già al 3° minuto Farnerud dava il via ad una buona penetrazione in velocità facendo proseguire per Pasquale che serviva Cerci in area sulla sinistra, il numero 11 granata faceva partire un diagonale che s’infrangeva sul palo con Handanovic che nulla avrebbe potuto; due minuti dopo sempre Cerci veniva servito a centro area dal compagno di squadra svedese, il portiere nerazzurro usciva sui piedi dell’attaccante avversario e lo metteva giù, rigore ineccepibile ed espulsione per l’estremo difensore di Mazzarri. Carrizo entrava per Kovacic e a freddo riusciva a neutralizzare il penalty battuto da Cerci. Già fin troppi cardiopalmi in 5 minuti. L’Inter faceva fatica a ridisegnarsi in campo e il Toro manteneva un costante controllo di palla che al 21° portava al vantaggio dei padroni di casa, Moretti portava palla in avanti sulla trequarti e serviva Cerci che in posizione centrale fuori area alzava la sfera per la spizzicata al limite di Ranocchia che anticipava Barreto, ma che così serviva Farnerud che controllava la palla e batteva in diagonale Carrizo che nulla poteva. Primo gol in maglia granata per il centrocampista svedese in vera serata di grazia. Il Toro, ritrovatosi in vantaggio dovrebbe provare a spingere per cercare il raddoppio, ma pian piano vengono fuori gli uomini di Mazzarri sopratutto per opera di Jonathan e Cambiasso che provano a mettere in moto Palacio e gl’inserimenti di Guarin, comunque fino al 45° l’unico tentativo degno di nota è una conclusione rimpallata in angolo al sempre vivace Farnerud. Nei minuti di recupero del primo tempo, sulla parabola di un calcio d’angolo battuto da Cambiasso, Padelli usciva malissimo causando l’impennarsi del pallone, nessun granata ribattevaq e sulla sfera si avventava in rovesciata Guarin che segna il pareggio lasciando di sasso la MARATONA. Pochi secondi dopo si andava negli spogliatoi, e al rientro in campo le cose sembravano di nuovo andare per il verso giusto per i granata decisi a riprendersi il vantaggio. Intanto Immobile era entrato per un Farnerud un po’ claudicante, e proprio il biondo attaccante si ritrovava al 52° un pallone d’oro che Pasquale, dopo uno scambio con Barreto, gli serviva a tu per tu con Carrizo, ma l’impatto col pallone non era dei più perfetti e la sfera s’impennava troppo per centrare la porta. Ma un minuto dopo una serpentina di Cerci, che si beveva sulla destra Nagatomo e Juan Jesus, permetteva al pupillo di Ventura di provare la conclusione a rete murata però da Ranocchia, il rimpallo però favoriva Immobile che di destro fulminava Carrizo riportando in vantaggio i granata. Appena il tempo d’esultare che l’Inter riusciva a riequilibrare il match grazie ad un lancio lungo che Taider fa piombare in area, Padelli usciva poco sicuro sulla testa di Guarin lasciato solo da Vives e la palla giungeva a Palacio che infilava la porta sguarnita anticipando Moretti. Belfodil poi entrava per Taider e la mossa dava maggiore vivacità agli ospiti, proprio l’algerino al 71° volava sulla propria fascia destra inseguito inutilmente da Pasquale, e metteva in mezzo una palla che Palacio, marcato non adeguatamente da Darmian, doveva solo sospingere in rete per il clamoroso vantaggio della compagine milanese. Ventura provava a rimediare facendo entrare Meggiorini per Barreto e Bellomo per Brighi, mentre Mazzarri rafforzava la difesa con Wallace per Palacio. Il Toro spingeva ma non sembrava trovare più lo spiraglio giusto, fino al 90° quando Wallace stendeva sulla fascia sinistra Immobile a lato dell’area; Bellomo s’incaricava di calciare la punizione con una parabola a rientrare che beffava Carrizo per il definitivo 3 a 3! Cerci aveva nel finale la possibilità di una bella discesa e serviva una palla d’oro a Immobile che però calciava male e non centrava la porta.. poi triplice fischio.
(Farnerud, finalmente tra i migliori in campo)

(Farnerud, finalmente tra i migliori in campo)


Mazzarri è uscito furibondo dal campo perchè secondo lui l’arbitro concedendo l’espulsione di Handanovic ad inizio partita avrebbe falsato la gara, senza contare alcuni interventi nella parte finale del match a sfavore dei nerazzurri. Intendiamoci, l’espulsione del portiere sloveno è limpida in quanto fallo su chiara occasione da gol, sul fatto che sia una sanzione eccessiva, visto che è assegnato anche un rigore, questo esula dalla discussione del match stesso ma è materia di pesi e misure del regolamento, a prescindere.
Commentando la partita dal punto di vista granata è chiaro come sia grande il rammarico di non essere riusciti a portare a casa la vittoria contro degli avversari in 10 per 85 minuti, e anzi rischiando la sconfitta dopo essere stati in vantaggio per ben due volte. Ma è bene ricordare che questa Inter è pur sempre una delle prime della classe e che anche in 10 ha gli uomini giusti per riequilibrare una partita. Tra l’altro il Torino giocava con assenze pesanti che hanno costretto Ventura a inventarsi Vives da regista di centrocampo a difensore centrale, Darmian anch’esso spostato tra i centrali di difesa, rimettere in campo Gazzi e Barreto dal primo minuto dopo cinque mesi circa che non giocavano una partita ufficiale. Ovvio che Padelli ieri ha giocato una partita con due errori decisivi che hanno rimesso in carreggiata un Inter a cui non bisognava concedere regali simili, ma non è giusto cercare in lui il capro espiatorio di tutta la faccenda, ha le sue responsabilità nella partita e non nel fatto che il Toro a quest’ora non sia nei primi posti della classifica. È stata una gara sfortunata per il portiere, tutto qui. Ed anche Darmian e Brighi non hanno brillato, eppure i loro errori sono sembrati meno decisivi. Barreto e Gazzi hanno mostrato ruggine, ma anche buona disponibilità ai nuovi schemi di Ventura e questo è un dato positivo. Le buone notizie infatti non mancano dalle prove individuali, su tutte quella di un Farnerud finalmente radioso e a segno; Vives ha brillato come regista di difesa a parte l’incertezza sul secondo gol nerazzurro, ed è un Jolly preziosissimo. D’Ambrosio dimostra che meriterebbe le attenzioni di Prandelli perchè in Italia sono pochi i terzini generosi e disciplinati come lui; Cerci ha vissuto una serata di luci ed ombre e comunque in un modo o nell’altro è riuscito a mettere lo zampino in due delle tre reti granata, rimane un giocatore imprescindibile nello scacchiere granata, come anche Moretti che tra palle recuperate e passaggi riusciti è stato secondo solo a Vives ieri sera tra i granata; Pasquale ha dimostrato di crescere in fase di discesa sulla fascia e di contenimento difensivo, anche se pesa sulla sua prova, la mancata chiusura su Belfodil nell’azione del 2-3 per l’Inter, ma rispetto a Masiello è un giocatore di categoria migliore; infine parliamo dei tre subentrati: Immobile è al secondo gol consecutivo e se ne è mangiati un paio, ma se trova continuità realizzativa e capacità di essere centravanti vero può togliersi diverse soddisfazioni e il Toro con lui; su Meggiorini si può dire poco, rimane impalpabile nei 17 minuti in campo e per lui potrebbe profilarsi a gennaio un addio ai colori granata; mentre Bellomo è diventato un eroe… e certo Bellomo ci ha salvato, Bellomo è un talento da tenere davvero in gran considerazione e Bellomo meriterebbe di giocare un po’ di più rispetto al suo utilizzo, e lo dico da diverso tempo; da ieri sera per tutti i tifosi è un prode giocatore, ma fino a un’ora prima della partita era per il 90% dei tifosi l’ennesimo “rifiuto” arrivato da Bari, un palo in mezzo al campo a sentire la maggior parte dei commenti, ad esempio, dopo la partita contro il Verona (mentre io penso che in quella circostanza abbia meritato una sufficienza, stirata, ma sempre sufficienza); chissà come mai la distanza tra polvere ed altari (e viceversa) è sempre così breve per i tifosi quando si tratta di certi giocatori…. misteri del tifo!
(Immobile scocca il tiro per il 2-1, un vantaggio che durerà poco...)

(Immobile scocca il tiro per il 2-1, un vantaggio che durerà poco…)


Comunque il Torino prosegue la sua marcia verso la salvezza, eppure a quest’ora a guardare i punti persi per strada si può non poco invidiare la posizione in classifica di un Verona che invece non fa sconti a nessuno si gode il suo momentaneo quinto posto in solitaria…

Rammarichi a parte questo campionato è ancora lungo da giocarsi e allora FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!

Lascia un commento

Aspettando Torino Vs Internazionale, ovvero di una partita “storica”.

torinointer16092012tssn
In Indonesia lo sport più praticato è il “Silat”, un’arte marziale che deriva dalle tecniche di lotta corpo a corpo che le genti della Malesia usarono durante la penetrazione coloniale degli Inglesi, e che si basavano su devastanti, quanto raffinati, colpi di pugno, ginocchia, gomito e calci che avevano l’obiettivo di spezzare le articolazioni dell’avversario, e non disdegnando anche l’uso del machete per raggiungere il proprio scopo. Ora, mondata dai suoi aspetti più sanguinari, è una disciplina basata sull’abilità fisica e sull’esercizio spirituale, rimanendo comunque sia una forma d’arte e che un sistema di combattimento di autodifesa. Non sappiamo quanto il magnate indonesiano dell’editoria Erick Thohir sia esperto di Silat, e quanto di quello spirito combattivo voglia iniettare negli atteggiamenti dei suoi dipendenti, ma sappiamo che da quattro giorni è il nuovo proprietario del 70% del pacchetto azionario della gloriosa “Football Club Internazionale Milano”, ovvero l’Inter, la società nerazzura avversaria domani del Torino. L’avvento di un proprietario di origine asiatica nel mondo del calcio italiano, nel suo massimo livello, è un evento memorabile, quanto curioso, perciò la sfida tra i due club assumerà una valenza “storica” che con ogni probabilità negli annali dello sport.

Di certo si arriva a questa sfida con un sostanziale disequilibrio societario e tecnico, anche senza scomodare il giovane tycoon indonesiano. Dopo che la scorsa stagione è terminata con un amaro 9° posto in classifica che ha escluso la società meneghina dalle coppe europee, i dirigenti interisti hanno compiuto un restyling alla squadra, dapprima affidandola alle cure tecniche di Walter Mazzarri, uno dei migliori tecnici italiani in circolazione, e poi ad una serie di acquisti mirati in un sostanziale mix di esperienza e talento che hanno visto arrivare i difensori Campagnaro (un fedelissimo di Mazzarri avendolo avuto alle proprie dipendenze anche nella Samp e nel Napoli), Rolando, Andreolli e Wallace, il centrocampista Taider e gli attaccanti Belfodil e Icardi. Ma il vero valore aggiunto in questo scorcio di stagione è stato il recupero tecnico di giocatori apparsi sottotono, se non deludenti, nelle scorse stagioni, in particolar modo di Jonathan e Ricki Alvarez che con prestazioni esaltanti sono tra i trascinatori della squadra assieme ai vari Handanovic, Palacio, Nagatomo, Guarin e al già citato Campagnaro.
Prima della sosta per la nazionale però i nerazzurri hanno subito un brutto stop interno ad opera della Roma, sempre più entusiasmante e sempre più capolista anche dopo l’anticipo vittorioso di ieri sera contro il Napoli; le assenze di Campagnaro e Jonathan e le non perfette condizioni di altri interpreti hanno generato una sconfitta che il tecnico originario della provincia livornese ha cercato di somatizzare, puntando come obiettivo proprio il dover riprendere confidenza con i tre punti già dalla partita contro il Torino. Non saranno del match i lungodegenti Chivu e Zanetti a cui si sono sommati in settimana anche Alvarez, infortunatosi con la nazionale uruguaiana, e Milito fattosi male una decina di giorni fa durante un allenamento; mentre un po’ di malumore ha creato il rientro in ritardo di Campagnaro, Palacio e Icardi dal Sudamerica dove erano impegnati con la nazionale Argentina, mentre anche su Ranocchia si addensano nubi di esclusione visto le non buone prestazioni con la nazionale azzurra. Comunque il 3-5-1-1 che Mazzarri potrebbe schierare vedrebbe in porta Handanovic; trio di centrali difensivi formato da Campagnaro, Rolando e Juan Jesus; Jonathan laterale di destra e Nagatomo a sinistra, entrambi con compiti di copertura e impostazione sulla fascia, ma anche di farsi trovare pronti in area come colpitori sulle ribattute; Cambiasso sarà il play-maker con compiti di raddoppi di marcatura come di impostazione della manovra, coadiuvato alla propria destra da Guarin, un motorino inesauribile e veloce, e a sinistra da Taider, eclettico quanto aggressivo; Kovacic dovrebbe giocare da trequartista, cercando di mostrare quel bagaglio tecnico che lo indicano come uno dei migliori giovani dal sicuro avvenire del panorama europeo, ma anche Belfodil si gioca le sue carte, ciò però comporterebbe però che l’algerino si muova più da seconda punta modificando di fatto il modulo interista; in attacco e più sicuro l’utilizzo di Palacio, veloce, intelligente e freddo sotto porta, un grande campione.

Per il Toro invece le incertezze sulla formazione da schierare sono tante. Non solo la pausa per le nazionali non è stata sufficiente per il recupero di Bovo e Rodriguez, ma sono tornati malconci anche El Kaddouri (tre settimane di stop per lui) e Basha (parimenti al marocchino non convocato), mentre Maksimovic ha avuto a che fare con noie muscolari che lo hanno costretto a lavori differenziati per quasi tutto l’ultimo periodo, ovviamente ancora out Larrondo che lunedì si sottoporrà ad un esame per valutare i progressi fisioterapici, senza dimenticare la squalifica di un turno che appiederà domani capitan Glik. Tornano invece disponibili Gazzi e Barreto, che hanno scontato le loro squalifiche per la omessa denuncia per il calcioscommesse. In sostanza una formazione da reinventare da cima a fondo per Ventura che si dice molto preoccupato per il gioco veloce in ripartenza dei propri avversari. In realtà il dubbio verte anche sullo schema da applicare: 5-3-2 o 4-3-3? Nel primo caso avremmo lo spostamento tra i centrali difensivi di Vives, mentre il ruolo di play maker sarebbe affidato a Bellomo, nel secondo invece avremmo Barreto davanti assieme a Cerci e Immobile; intanto, indipendentemente dallo schema, Darmian sarà spostato in posizione centrale con D’Ambrosio a destra e Pasquale a sinistra, mentre Farnerud sostituirà El Kaddouri. Essenzialmente il bisogno di doversi coprire contro un avversario più dotato si scontra con la penuria di risorse nel reparto arretrato. A quanto pare il tecnico granata deciderà solo all’ultimo, cercando di capire le mosse del tecnico avversario, ma il cambio di modulo appare una probabilità non remota, perciò dovremmo vedere Padelli in porta con D’Ambrosio terzino destro e Pasquale quello sinistro, Darmian con Moretti saranno centrali; Vives sarà il regista davanti alla difesa con Brighi e Farnerud a fargli da coadiuvatori nella fasi di ripiegamento come di rilancio della manovra con Cerci e Barreto che agiranno ai fianchi di Immobile sul fronte d’attacco.

Una partita difficile per i granata, in cui è già chiaro che il ruolo dei centrocampisti sarà determinante per le sorti del match. L’Inter è una squadra che macina eccellente gioco per tutti i 90 minuti, ed ha un importante feeling con le realizzature, come ben sanno i malcapitati giocatori del Sassuolo che si sono visti recapitare in casa sette marcature sul groppone da parte di Palacio e compagni, ma che finisce anche per lasciare spazi di manovra avversaria, soprattutto sulle fasce, dato interessante per uno come Cerci che ama infilarsi in quegli spazi. Si inizia a perdere una partita già solo se si ha paura di giocarla, per questo servirà una prova di coraggio da parte dei granata, a cui non mancherà l’incitamento di una MARATONA esaurita in ogni ordine di posto. Speriamo sia il valore aggiunto positivo.

Massima concentrazione e Forza Vecchio Cuore Granata!!

Lascia un commento

Sampdoria Vs Torino: 2-2, ovvero della mancanza di saper gestire un vantaggio.

(la felicità di immobile e compagni dopo il gol del pareggio)

(la felicità di immobile e compagni dopo il gol del pareggio)


Nel calcio esistono diversi tipi di delusione, tra le maggiori, sicuramente, ci sono quelle che si manifestano quando ci si vede annullare un gol regolare e quando si viene raggiunti all’ultimo minuto dagli avversari su calcio di rigore piuttosto dubbio.
Ieri quindi padroni di casa e ospiti si sono divisi la posta in palio al pari delle delusione e delle recriminazioni contro un arbitro, Gervasoni, che seppur in una gara molto spigolosa e agonistica, si dev’essere piuttosto divertito a interpretare il regolamento a suo piacere e a distribuire cartellini gialli per intimorire i comportamenti in campo, alla fine ben 9 giocatori sanzionati con il giallo, 3 doriani e 6 torinisti.
(La direzione di gara singolare di Bergonzi...)

(La direzione di gara singolare di Bergonzi…)


Venendo alla partita le due formazioni si sono presentate in campo, seppur con schemi diversi, con identica capacità d’interpretazione della partita, infatti per entrambe la fase di copertura era sinonimo di totale chiusura degli spazi, mentre la fase offensiva erano affidate a ripartenze veloci in orizzontale. I padroni di casa nel primo tempo si fanno preferire per la maggiore concretezza in fase di conclusione, mentre i granata costruiscono non meno trame ma fanno difficoltà a inquadrare la porta. La prima tegola sui granata cade già in testa al 5° minuto quando, in un contrasto per allontanare il pallone, Bovo si scontra con Sansone e deve lasciare il campo di gioco per Pasquale, costringendo Ventura a dover ricorrere allo stesso stratagemma tattico approntato nell’intervallo del derby, spostando a destra D’Ambrosio e scalando come centrale destro Darmian mentre Glik diventa regista del trio dei centrali, fortunatamente l’affiatamento dei difensori diventa subito più immediato rispetto ad una settimana prima e seppur spazzando spesso e volentieri le palle più scottanti, il reparto arretrato tiene bene l’iniziativa avversaria. Pasquale stesso è autore di una bella discesa sulla fascia innescato da El Kaddouri, con tanto di assist basso sul primo palo sul quale Cerci, dopo il velo d’Immobile, si avventa, ma è murato da Mustafi in angolo. Poi più Sampdoria con Sansone vicino al gol, liberato da una spizzicata in velocità in area, viene fermato da una provvidenziale uscita di Padelli di piede. Il portiere granata poi viene impegnato da una tentativo insidioso di Obiang da fuori area, ma è attento e para in bello stile. Il Toro invece è piuttosto contratto, El Kaddouri, dopo un buon quarto d’ora iniziale, non dà la spinta giusta, Vives si fa apprezzare di più, come nel derby, nella fase di raddoppio di marcatura ma meno in quella di rilancio, Brighi addomestica molti palloni difficili, ma fatica anche lui nell’impostare l’azione, Immobile si danna ma sempre troppo lontano dalla porta, mentre D’ambrosio e Pasquale sono chiamati più frequentemente a tamponare le discese di De Silvestri e Gavazzi che non a proporsi sulla trequarti avversaria. Al 41° un tocco sporco di testa di Pozzi a centrocampo manda fuori tempo Glik, permettendo a Sansone d’involarsi verso l’area granata, Moretti, incomprensibilmente, non lo chiude lasciando all’avversario tempo e spazio per concludere a rete in modo imparabile per Padelli. Gol dell’ex e prima segnatura nella stagione per il giocatore apprezzato molto dai tifosi granata nei suoi sei mesi torinesi dello scorso anno, ma non da Ventura che lo lasciò andare via a gennaio scorso. La frazione si chiude poi con il primo dei due grossi episodi contestati della partita: Darmian stende Gabbiadini al limite dell’area sulla destra, per l’arbitro e fallo da sanzionare con un clacio di punizione dal limite, passano 20 secondi e si va oltre i due minuti di recupero, giustamente Gervasoni fa battere annunciando che avrebbe fischiato la fine del primo tempo ad azione conclusa; Palombo batte la punizione aggirando la barriera, Padelli ci arriva, ma devia corto e Pozzi si avventa ribadendo in rete per il 2-0, ma l’arbitro fa segno che non convaliderà la rete attribuendo alla parata di Padelli il punto di fine della frazione. Proteste veementi dei doriani a cui non si può concedere ragione per una decisione arbitrale che è giusto considerare sbagliata.
Pur graziati da tanta generosità i granata al rientro in campo, non sembrano reagire molto, e Ventura richiama uno spento El Kaddouri per inserire Meggiorini, stesso copione del derby e stesso risultato in campo con il numero 69 che sportella vivacemente con gli avversari ma di costrutto ne combina poco, a parte permettere a Cerci di concentrarsi di più sulla fascia destra, grazie al fatto che gli porta via un marcatore. In realtà i primi 20 minuti della ripresa offrono solo qualche accelerazioni di Sansone da un parte e di Cerci dall’altra, controllati con qualche affanno dalle difese. Poi i liguri calano di lucidità in modo generale e i granata ne approfittano, prima Immobile offre a Vives una buona palla che il regista spara verso Da Costa e che una deviazione manda in angolo, e dal corner Cerci fa filtrare in area una palla che Obiang buca, ma non Immobile per il gol del pareggio al 66°, così anche l’attaccante granata si sblocca. Sulle ali dell’entusiasmo sale in cattedra D’Ambrosio che con una azione travolgente offre a Cerci il pallone del vantaggio, ma Da Costa riesce a respingere sopra la traversa il tentativo di conclusione dell’azzurro. E al 75° una nuova azione vede D’Ambrosio sbarazzarsi dei suoi marcatori sulla destra e penetrare in area, Palombo in ritardo lo aggancia ed è rigore sacrosanto che Cerci trasforma per il vantaggio granata. Immobile poi destina, poco dopo, a Meggiorini il pallone per chiudere il match ma l’attaccante di rincalzo manda sull’esterno della rete da posizione favorevole. Il forcing dei padroni di casa nel finale sembra ben contenuto dai granata con un gladiatorio Glik, e degli attenti e puliti Moretti e Darmian a ribattere ogni tentativo. Poi è D’Ambrosio che dopo un contrasto deve alzare bandiera bianca sostituito da Maksimovic con Darmian che torna sulla fascia destra. All’ultimo respiro Glik in un intervento in anticipo in piena area và sul pallone, ma tocca anche Eder, per l’arbitro è rigore, anche se sull’intervento il brasiliano accentua enormemente il contatto che sembra più istintivo, anche se un po’ sporco, che volontario da parte del nostro capitano. Comunque lo stesso Eder calcia e batte Padelli che non ci arriva per pochissimo. Appena il tempo di battere e la partita finisce in un pareggio forse giusto, ma che si è concretizzato in maniera piuttosto discutibile.

Un pareggio che sostanzialmente serve a poco alla Sampdoria che rimane imbrigliata al penultimo posto e che continua a rendere la panchina di Delio Rossi traballante. Nel Toro invece spunti positivi e negativi vanno insieme a braccetto, mentre la classifica rimane tutto sommato immutata con un nono posto in compagnia di Atalanta e Parma, a sei lunghezze di vantaggio dal terz’ultimo posto. La squadra dimostra di riuscire a fare male agli avversari quando và in accelerazione, ma in ogni caso è dipendente dalle giocate, perlopiù, di Cerci e D’Ambrosio, mentre quando l’iniziativa è affidata ad altri le cose non hanno lo stesso impatto. Immobile si è sbloccato, ma nell’unica azione in cui è stato chiamato in causa da punta vera, mentre il resto della partita la gioca con dei compiti che lo tengono largo e lontano dalla porta; nonostante ciò ci mette tutta la volontà e si dà da fare per i compagni offrendo diversi palloni interessanti, ma la domanda è: poi chi conclude?
Cerci ha giocato molto meglio la ripresa che il primo tempo, quando sembrava un po’ troppo innamorato della sfera e comunque è quello che fa preoccupare senza dubbio di più i difensori avversari che devono andare sempre in raddoppio di marcatura sennò, nell’uno contro uno, Alessio se li beve sempre come ben sa un Gavazzi sverniciato in almeno tre occasioni nella partita. Dei mediani e dei laterali ho già parlato, aggiungendo che Pasquale ha dato un contributo sufficiente soprattutto in fase di contenimento, ma ha fatto vedere cose interessanti anche proponendosi sulla fascia seppur in un paio solo di occasioni; Padelli nulla ha potuto sui gol, ma è stato pronto e sicuro in diverse circostanze, smentendo la critica di qualcuno che lo definisce solo un bel “citofono”; un discorso a parte la meritano i centrali difensivi che sono chiamati a dover gestire un sacco di occasioni avversarie e nella stragrande maggioranza dei casi se la cavano egregiamente, ma poi c’è sempre qualcosa che s’intoppa e ciò contribuisce a subire dei gol, peraltro dall’apparenza evitabilissimi; i meccanismi difensivi appaiano quindi fragili ed efficaci al tempo stesso, basta guardare le statistiche per evidenziare l’alto numero di anticipi, palle recuperate e contrasti vinti dai centrali, eppure appena uno di loro commette una sbavatura il Toro patisce una marcatura; bisognerà lavorarci sopra a questo particolare come anche sulla capacità di offrire altre diverse vie per andare al tiro oltre a quelle che passano per i piedi di D’Ambrosio e Cerci.

(C'è da lavorare ancora per Ventura...)

(C’è da lavorare ancora per Ventura…)


Adesso la pausa per gli impegni delle nazionali dovrebbe permettere a Ventura di recuperare gli acciacchi di Rodriguez e D’Ambrosio, mentre anche Gazzi e Barreto finiranno le loro squalifiche per il calcio scommesse e saranno finalmente utilizzabili, e ciò è importantissimo in previsione dell’incontro contro l’Inter alla ripresa del campionato; mentre invece Glik sarà squalificato per il giallo rimediato in occasione del rigore e Bovo potrebbe essere costretto a fermarsi per alcune settimane. Un grosso augurio a Cesare!!

Ora più che mai Forza Vecchio Cuore Granata!!