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Aspettando Torino Vs Roma, ovvero bramando un risultato sorprendente.

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La storia del calcio è costellato da tante piccole e grandi imprese, da epopee di grandi squadre e dalle gesta di campioni sopraffini, ma anche di domeniche sorprendenti con umili compagini che si regalarono risultati sorprendenti grazie a oscuri quanto onesti giocatori dalle carriere immacolate di trofei. Viene in mente il Varese che nel febbraio del 1968 umiliò la Juventus per 5-0, grazie ad una tripletta di un futuro bianconero, Pietro Anastasi; ma anche la vittoria del Vado nella prima edizione della Coppa Italia, giocata nel 1922, e che vide i liguri battere in finale l’Udinese, anche se ad onor del vero le altre partecipanti al torneo erano squadre minori del panorama calcistico, quasi tutte destinate, poco dopo, o a scomparire o a vivacchiare nelle serie dilettantistiche; in campo internazionale rimarrà sempre indelebile il gol del Nordcoreano Pak Doo-Ik che decretò la sconfitta della nostra nazionale, durante la partita decisiva del girone di qualificazione dei mondiali del 1966 svolti in Inghilterra.

Comunque, nella storia, mai gli incontri tra Torino e Roma sono apparsi così tanto squilibrati, sul versante dei pronostici, a favore dei giallorossi, come sorprendentemente ci troviamo a convenire per la partita di domani. Merito dello scoppiettante inizio di stagione dei romanisti, che hanno inanellato, fin’ora, 10 vittorie su 10 partite di campionato, segnando 24 reti e subendone solo 1, che li decreta in classifica, capolisti in solitaria con 5 punti sul tandem Juve-Napoli. Un risultato fin’ora maturato a sorpresa, perchè nelle previsioni estive la Roma era sì data come outsider del torneo, ma francamente fuori dal podio delle pretendenti allo scudetto. Invece la squadra affidata alle cure del francese Rudi Garcia ha mostrato un gioco solido e veloce, divertente ed avveduto, con tanto estro e tanta fortuna (fin’ora sono stati sette i legni colpiti dalle avversarie dei giallorossi). Gran personaggio l’allenatore nativo di Nemours, nell’Île-de-France, ma di origini andaluse; messosi in luce in patria sopratutto sulla panchina del Lille, con cui ha vinto nel 2010/11 campionato e coppa nazionale, ha un motto preciso: “Vinci solo se adatti il tuo modo di giocare agli avversari”. Ha mandato in solluchero i dirigenti della Roma perchè ha chiesto un gruppo di atleti che rispondessero alle seguenti caratteristiche: giocatori moderni, intercambiabili, possibilmente silenziosi e disposti ad andare in panchina. Perciò sono arrivati alla sua corte i vari De Sanctis, Maicon, Jedvaj, Benatia, Strootman, Ljajic e il suo pupillo Gervinho. Per permettere questi acquisti sono stati sacrificati nomi molto altisonanti come Stekelenburg, Marquinhos, Lamela e Osvaldo, ma fin’ora il saldo è stato tecnicamente più che positivo. La differenza tra le passate stagioni gestite del balbettante Luis Enrique o dal fin troppo visionario Zeman, piuttosto che dall’onesto quanto polemico Andreazzoli sono sotto gli occhi di tutti, e le vittorie nette e larghe nel derby contro la Lazio o nella trasferta a Milano contro l’Inter sono lì a testimoniare quanto seria è la nuova gestione. A Torino domani mancheranno per infortunio Totti, Gervinho e il lungo degente Destro, oltre a Castan per squalifica, perciò il 4-3-3 tanto caro a Garcia dovrebbe vedere tra i pali De Sanctis; terzino destro il ritrovato Maicon, centrali di difesa Benatia e Burdisso e terzino sinistro Balzaretti; in mediana De Rossi, giocatore assolutamente completo, sarà il regista con al suo fianco il veloce Pjanic, dotato anche di un tiro eccezionale, a destra, mentre a sinistra svarierà l’olandese Strootman, grande interditore e distributore di assist; in attacco Florenzi, duttile e capocannoniere stagionale dei romanisti, e Ljajic, rapido e funambolico, agiranno ai fianchi della punta Borriello, una vecchia volpe del nostro calcio.

Veniamo ai granata. E qui la musica, si sa, è un po’ tanto meno melodiosa. Diciamo che passiamo da una opera Vivaldiana ad un coro degli alpini, e manco troppo intonati. Ventura recrimina per i troppi infortuni che hanno condizionato i risultati oltre alle superficialità dimostrate nei momenti topici delle partite fin qui disputate. Comunque il mister genovese non dispera anche se sia Rodriguez e Maksimović si sono di nuovo fermati per problemi fisici durante gli allenamenti settimanali. Brighi e Bovo tornano tra i convocati, ma difficilmente giocheranno, mentre sono ancora indisponibili Larrondo e Farnerud. Oltre a Vives fermato per squalifica per un turno. Si può ipotizzare quindi un ritorno al 5-3-2 che vede in porta Padelli, con D’Ambrosio e Pasquale esterni, Darmian, Glik e Moretti centrali di difesa; Bellomo regista basso con ai fianchi Basha ed El Kaddouri; in attacco spazio alla coppia del gol Cerci ed Immobile.

È chiaro che per riuscire a ribaltare i pronostici il Toro non si deve permettere né distrazioni né timori reverenziali davanti agli avversari. A questo punto tanto varrà giocarsela a viso aperto, sfidando gli avversari proprio sul loro gioco preferito quello che si basa sulla velocità e sulle opzioni degli esterni. Quello che molti tifosi si aspettano da Glik e compagni è una prova di carattere e di coraggio, ma se in caso ci si ritrovasse davanti ad una gara interpretata in modo pavido credo che inizierebbe una forte e vibrante contestazione alla squadra dagli sviluppi poco piacevoli per il gruppo di giocatori e tecnici.

Quindi più che mai: FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!

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