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Aspettando Torino Vs Juventus, ovvero il derby n.187

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Mario Soldati, grandissimo scrittore, giornalista e regista cinematografico dai natali torinesi, immortalò il senso della rivalità dei contendenti del “derby della Mole” in un passaggio del suo romanzo “Le due città” del 1964. Il passo recita queste parole: “Attraversarono Piazza Vittorio, sterminata nelle ombre della sera. Già parlavano di football. Emilio, naturalmente, era per la Juventus, la squadra dei gentlemen, dei pionieri dell’industria, dei gesuiti, dei benpensanti, di chi aveva fatto il liceo: dei borghesi ricchi. Giraudo, altrettanto naturalmente era per il Toro, la squadra degli operai, degli immigrati dai vicini paesi o dalle province di Cuneo e di Alessandria, di chi aveva fatto le scuole tecniche: dei piccoli-borghesi e dei poveri”. Per varie ragioni sociologiche, questa divisione così netta nei termini si è un po’ sfilacciata e rimischiata, nei decenni che hanno portato a noi.
Ma la rivalità cittadina tra granata e bianconeri è ancora forte, capace di spaccare la città in due, solo più trasversalmente dal punto di vista della stratificazione culturale e sociale.
Certo è che le due società si sono nettamente allontanate sul divario di potenziale economico e quindi tecnico. Ai bianconeri non è mai mancata la liquidità degli Agnelli, capaci di chiudere stabilimenti industriali in città, ma mai i rubinetti per le sorti della squadra di calcio, anche nei difficili momenti del dopo Calciopoli. Mentre il Toro ha affrontato, da Pianelli in poi, 9 cambi di proprietà in 20 anni, e, a parte l’esperienza di Sergio Rossi e Borsano (quest’ultima comunque finita com’è finita…), nessuna capace di portarci a battagliare per lo scudetto o comunque per i quartieri alti in pianta stabile. Urbano Cairo è di tutti i suoi predecessori, di questo ventennio, il più longevo e sicuramente il solo a gestire con oculatezza i conti finanziari. Ecco, forse un po’ troppo.. visto che a tale parsimonia corrisponde anche ad un progetto sportivo un po’ confuso e che comunque non si è mai staccato, nel migliore delle stagioni, da una salvezza agguantata all’ultimo.
Però il derby è il derby. La partita che pure Gianni Agnelli non aveva piacere a giocare, perchè, e vale per chiunque, se vinci và bene, ma se perdi non hai pace fino a quello successivo, alla faccia di tutti gli altri avversari.

La Juventus è non solo la squadra campione d’Italia in carica, ma anche la superfavorita in virtù di un organico completo in ogni reparto, con titolari di grande spessore e un parco di alternative, nei ruoli, all’altezza.
Certo il pareggio con l’Inter alla terza giornata ha relegato la squadra ad inseguitrice della Roma e del Napoli, quest’ultima riassorbita dopo il pareggio interno di mercoledì contro il Sassuolo; ma dopo 5 giornate è chiaro come le inerzie del campionato ne facciano ancora la favorita sulla carta.
Comunque le vittorie un po’ sudate contro Hellas Verona e Chievo nelle ultime due giornate suggeriscono a Conte e ai suoi giocatori dichiarazioni misurate e prudenti nei confronti del Torino, a cui è riconosciuto una presenza di più giocatori a cui bisogna tenere attenzione. Pragmatismo e un po’ di paraculaggine…
Comunque la Goeba dovrebbe disporsi nel suo schieramento tipo, con Buffon in porta, trio di centrali formato da Barzagli, Bonucci e Chiellini; Lichtsteiner e Asamoah cursori di fascia; Pirlo (in ballottaggio con Marchisio) regista con Vidal e Pogba ai suoi fianchi, in attacco coppia formata da Tevez e Vucinic. Indisponibili per infortunio Caceres, Rubinho e Pepe.

Dal canto suo anche il Toro arriva a questa partita dopo una serie di confortanti risultati, che quantomeno fanno ben sperare in una partita vissuta non più semplicemente da semplici spettatori, come fin troppo successo negli ultimi tempi, ma con le proprie chance da giocarsi. Assenti Gazzi e Barreto per squalifica e Larrondo per infortunio, i granata dovrebbero rientrare in formazione tipo, con Padelli in porta; Bovo a comandare il pacchetto arretrato insieme agli altri centrali Glik e Moretti; Darmian e D’Ambrosio sulle fascie; Vives regista basso davanti alla difesa, con ai lati Brighi ed El Kaddouri; punta centrale Immobile con Cerci mezz’ala che parte largo a destra.
Non c’è molto altro da dire. Il derby è un avvenimento che ti prende alle viscere, e le nostre sono state svuotate di soddisfazione da troppo tempo. Urge una impresa è vero. Ma non si può pensare che il crepuscolo sul derby sia cosa da accettare senza aver combattuto. Volta dopo volta. Per la maglia, per la nostra fede.

E allora tocca comunque non demordere e lottare, lottare e lottare gridando come sempre FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!

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