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Aspettando Genoa Vs Torino, ovvero cercando di aumentare il rendimento.

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Se c’è una trasferta ostica per la tradizione del Torino, quella è con il Genoa allo stadio di Marassi intitolato alla medaglia d’argento al valor militare Luigi Ferraris, caduto nel 1915, nel primo conflitto mondiale, mentre era in missione sulla Cima Maggio in Val Posina. Ferraris era stato, prima di arruolarsi, anche ingegnere e centromediano proprio del Genoa, con cui vinse nel 1904, agli albori quindi del calcio in Italia, una sorta di campionato nazionale giovanile battendo in finale i pari età della Juventus.
Contro il ”Vecchio Balordo” (come lo chiamava il suo tifoso d’eccezione Gianni Brera), infatti, il Toro non vince in campionato dal 13 settembre 1981, quando un gol al 78° di Pulici permise ai granata, guidati in panchina da Giacomini di battere i rossoblù che schieravano tra le loro file Claudio Sala, al suo ultimo anno nel calcio professionista (per la cronaca in panchina c’erano anche l’altro campione d’Italia del 75-76 Gorin e l’allenatore Gigi Simoni, ex calciatore granata degli anni ’60). Più recente invece la vittoria in Coppa Italia nell’agosto 2003, grazie al gol di Tiribocchi al 10°, una vittoria poi inutile perchè le seguenti partite contro Cesena e Livorno non furono giocate per protesta contro il passaggio in quella stagione della serie B da 20 a 24 squadre in seguito ai ripescaggi di Catania, Salernitana e Genoa e Venezia, ripescaggi che comportarono un vespaio di polemiche e ripercussioni per molti mesi.

Quest’anno il Genoa, dopo una incoraggiante serie di risultati nelle amichevoli estive, è partito in campionato con una striscia di risultati scadenti, tanto che l’allenatore scelto inizialmente dal presidente Preziosi, Fabio Liverani, ex tecnico della formazione Allievi rossoblù, ha dovuto alzare bandiera bianca dopo la sconfitta contro il Napoli alla sesta giornata dopo aver totalizzato 1 vittoria (nel derby contro la Samp), un pareggio e quattro sconfitte, oltre all’eliminazione in Coppa Italia nel derby ligure contro lo Spezia. Al suo posto è tornato sulla panca del Grifone quel Gian Piero Gasperini, allenatore osannato dai tifosi genoani, visto che il tecnico, nativo di Grugliasco, ha conquistato nella sua prima esperienza nel capoluogo ligure, durata dal 2006 al 2010, una promozione in A e altri ottimi piazzamenti nella massima serie, tra i quali il quinto posto nel 2008-2009 che valse la qualificazione alla Europa League.
Gasperini ha ribaltato l’andamento in campionato della squadra che con lui ha conquistato 14 punti in 7 partite, raggiungendo il settimo posto attuale in classifica, ed ovviamente facendo tornare il sorriso sui volti dei tifosi rossoblù. Tipico schema di Gasperini è il 3-4-3 in cui è naturale intravedere un atteggiamento ostinato, col pressing che parte dalla fase offensiva, squadra corta e la partecipazione di tutti alle combinazioni e agli schemi proposti dall’allenatore. Senza il lungo degente Ze Eduardo e lo squalificato Manfredini, i padroni di casa dovrebbero quindi schierarsi con Perin tra i pali; trio di centrali difensivi formato da Antonini, Portanova e Marchese; Vrsaljko ed Antonelli cursori sulle due fasce, sempre pronti a tornare indietro, quanto a lanciarsi in avanti nella costruzione del gioco; in mediana l’interditore Biondini e il regista Matuzalém; in attacco punta centrale Gilardino, sempre opportunista dell’area piccola quanto acrobatico, supportato a destra dall’incontenibile Fetfatzidis, giovane greco rapido, fantasioso e capace di amministrare il pallone con grande intelligenza, mentre a sinistra agirà l’imponente Kucka.

Il Toro invece arriverà a Genova con l’intenzione di bissare la buona prova fornita contro il Catania in modo di blindare una zona di classifica di tutta sicurezza. A tal proposito in casa granata sono tutti disponibili a parte Larrondo, che dovrebbe tornare a vedere il campo dopo la sosta natalizia e Rodriguez, ormai guarito, ma che Ventura preferisce non rischiare ancora, mentre D’Ambrosio sconterà un turno di squalifica. Stavolta non dovrebbero esserci dubbi in merito allo schema tattico che Ventura proporrebbe domani sera al Ferraris, si dovrebbe ancora puntare sul 4-3-3 che ha scalzato il 3-5-2 d’inizio stagione. Perciò Padelli sarà a guardia della porta granata, con Darmian e Pasquale terzini sulle rispettive fasce destra e sinistra e i due ex genoani Bovo e Moretti centrali di difesa; a centrocampo Vives fungerà da regista basso con Basha e Farnerud ai suoi fianchi, in attacco El Kaddouri sarà il trequartista, con predilezione per gl’inserimenti da sinistra, e Cerci il dirimpettaio a destra con Immobile, altro ex della partita, prima punta.

Si profila un match molto agguerrito, che si potrebbe decidere praticamente sul piano della fisicità e dell’agonismo, quindi serviranno capacità e freddezza psicologica molto adeguata, ma anche tanta propensione per tutti al sacrificio, alla chiusura degli spazi e alla ripartenza.

Allora esprimiamo il nostro desidero maggiore con: FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!

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Torino Vs Catania: 4-1, ovvero di una vittoria tonda e ragionata.

(Immobile sblocca la gara nel primo tempo...)

(Immobile sblocca la gara nel primo tempo…)


Leggo che in certe culture esotiche il digiuno è legato soprattutto a scelte di carattere mistico-religioso, mentre nel nostro oggi occidentale è visto innanzitutto come una forma di purificazione fisica, un’eliminazione delle tossine che dovrebbero aver inquinato il nostro corpo a seguito di un regime alimentare sbagliato. E così ieri il Toro ha interrotto questa pratica così mortificante, per la sua classifica e per la nostra passione, come la rinuncia ai tre punti e ci ha regalato una prestazione generosa nel risultato e nello spettacolo, decisamente la migliore performance fin qui vista nella stagione.

Ventura, ieri, ha deciso di puntare come schema tattico sul 4-3-3, confermando la fiducia a Padelli in porta, escludendo Glik dai centrali e concedendo fiducia a Basha come mediano interno destro, con El Kaddouri lì davanti assieme a Immobile e Cerci. I primi 10 minuti del Toro sono straordinari, Immobile dopo 50 secondi si libera fuori area della marcatura di due centrali e si presenta a tu per tu con Andujar che gli respinge la conclusione in corner, al 6° dopo un’azione da calcio d’angolo lo stesso Immobile centra l’incrocio dei pali e sulla ribattuta Moretti spara alto da ottima posizione, al 10° Le Grottaglie si addormenta sulla sua tre quarti e non controlla un pallone passatogli da Alvarez, Immobile ne approfitta e questa volta batte imparabilmente il portiere rosso-azzurro. Il Toro spinge sull’acceleratore con Cerci e Immobile scatenati facendo ammattire la difesa etnea, che però ha una buona occasione con Gyomber che sulla ribattuta di una punizione calcia alto dentro l’area granata; è solo un episodio perché al 34° El Kaddouri si ritrova un pallone d’oro in area dopo un intervento in scivolata di Capuano che non libera l’area da un duetto tra Cerci e Basha, così il marocchino si regala la prima segnatura in serie A e scaccia le delusioni delle prove precedenti. Il Catania prova a reagire ma i suoi interpreti in campo sono evanescenti e lenti, mentre la difesa è totalmente scoordinata, con De Canio che fa uscire già al 36° Castro e Guarente per far posto a Leto e Barrientos nel tentativo di animare la manovra. Il primo tempo così si chiude con il Toro, meritatamente in vantaggio.

(Moretti festeggiato dopo l'inzuccata che è valso il 3-1)

(Moretti festeggiato dopo l’inzuccata che è valso il 3-1)


All’inizio del secondo tempo il Toro è già in area a reclamare un rigore evidente per un contatto tra Plasil ed El Kaddouri, Gervasoni fa correre, e sul ribaltamento di campo Leto riesce a concludere e a battere Padelli che nulla può sul tiro velenoso e sporco del trequartista argentino, le proteste granata costano il cartellino giallo a D’Ambrosio e Bovo, con il primo che sarà squalificato per il prossimo turno, peggio và a Ventura che sarà espulso. La gara s’innervosisce con Padelli e Leto che poco dopo si esibiscono in un testa a testa che l’arbitro sanziona con una salomonica ammonizione per entrambi. Il Toro però non perde la concentrazione e in due minuti, tra il 59° e il 61° mette in cassaforte la partita; prima con Moretti che stacca indisturbato in area su un angolo e batte Andujar sulla sua sinistra, poi nuovamente con El Kaddouri che è lesto a ribattere in rete una respinta del portiere argentino su conclusione di Immobile che dribbla due difensori prima di provare la conclusione da posizione defilata. Poi tocca a Padelli guadagnarsi gli applausi sulle conclusioni insidiose prima di Maxi Lopez e poi di Barrientos su punizione, mentre Cerci sfiora in un paio di occasioni la quinta marcatura per il Toro su azioni rapide e ben architettate. Al triplice fischio la Maratona esplode di gioia per la terza vittoria stagionale in campionato che proietta i granata al 12° posto in classifica (aspettando il posticipo di stasera che vedrà impegnate Roma e Cagliari), a 5 punti di distanza dalla Sampdoria terz’ultima.

Una prestazione come detto molto importante quella del Toro. Ventura ha deciso di provare a puntare su una difesa a 4 che vede Bovo e Moretti ineccepibili centrali (e chi l’avrebbe detto quest’estate vedendo la carta d’indentità e il profitto nelle ultime stagioni dei due ex genoani?), con Darmian e D’Ambrosio bravi a tamponare sulle fasce arretrate, certo peccato che in fase di costruzione si vedano poco, ma era chiaro che sarebbe stato così. Il Toro ha preso gol, in questa stagione, quasi sempre su azioni partite da calci piazzati o da calci di rigore o comunque su azioni che hanno visto gli avversari avere un lungo possesso palla, in poche occasioni la difesa è stata trafitta in contropiede o su azioni rapide e fulminee. Andava quindi riequilibrato lo schema di gioco per permettere a centrocampo ed attacco di occupare più peso in mezzo al campo. Vives ieri si è dimostrato come sempre alquanto ordinato in fase di raddoppio di marcatura a cui ha affiancato una buona gestione dei rilanci, accanto a lui un sufficiente Basha preferito a Brighi, anche se si sa che l’albanese dà il meglio di sé nell’ultimo quarto di campionato; il rientrante Farnerud è apparso sicuro ed ha giocato anche in bello stile, appoggiando spesso buoni palloni per Immobile e facendo bene filtro sulle iniziative avversarie. Nel reparto avanzato Immobile ha fornito una prova superlativa, sempre rapido e ficcante tra le linee, ha avuto la possibilità di segnare almeno una doppietta, ma un po’ Andujar, un po’ una mira appena imperfetta gli hanno consentito solo di centrare la prima marcatura dell’incontro, ma la standing ovation che lo stadio gli ha concesso all’80°, al momento del cambio con Meggiorini, è lì a testimoniare quanto di buono ha compiuto ieri; a Cerci invece il gol ieri è mancato del tutto, ma non la vivacità e la capacità d’impensierire la difesa avversaria per tutto l’arco del match, meglio allora che le reti se li sia risparmiate per il futuro in partite meno scontate; infine la nota positiva di un El Kaddouri che con la sua doppietta ha rotto finalmente il ghiaccio con il gol, e ha dimostrato buone doti da rapace dell’area di rigore, certo che sul piano della costruzione del gioco deve ancora dimostrare di poter fare dei miglioramenti, ma la sua nuova posizione nel tridente, libero da eccessivi compiti di ripiegamento, lo rinfranca e lo rende più utile come riferimento per i suoi compagni e occupa spazi a cui la difesa avversaria deve far fronte.

(i giocatori granata salutano i bambini delle scuole calcio del Toro prima del match...)

(i giocatori granata salutano i bambini delle scuole calcio del Toro prima del match…)


Certo la cosa più importante era vincere e ciò è avvenuto, ma i piedi devono stare ben saldi per terra. La classifica è cortissima, basta poco per ritrovarsi impantanati nella zona pericolosa e comunque il Catania visto ieri è stata ben poca cosa anche rispetto alle previsioni; sarà difficile trovare difese così generose nel proseguo del campionato, già a partire dal prossimo fine settimana in cui ci si dovrà misurare a Genova contro il Grifone genoano, squadra solida e che gioca un buon calcio, specialmente tra le mura amiche.

Ma si può ben festeggiare e cantare FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!

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Aspettando Torino Vs Catania, ovvero una partita per tornare a squillare.

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Il poeta greco Pindaro, vissuto circa tra il 518 a.C. e il 438 a.C., fu un noto cantore degli avvenimenti sportivi della civiltà ellenica classica, usando liriche di altissimo valore letterario; scrisse tra l’altro che “Quando ci si cimenta in una gara, solo la vittoria libera dalla tensione della prova”. Ed anche oggi, alla vigilia di un delicatissimo match tra Torino e Catania, il successo è forse la medicina migliore per sciogliere l’apprensione accumulata in due settimane, che ha visto il campionato interrompersi per gli impegni delle nazionali di calcio. Infatti ci eravamo lasciati con l’amaro in bocca dopo la sconfitta di misura rimediata a Cagliari, ora si ricomincia, da un nuovo scontro diretto per la salvezza, questa volta contro gli etnei.

Il Catania in questa stagione sembra una squadra lontana parente da quella vista nelle ultime tre stagioni, dove ogni annata segnava un nuovo record di punti per i rosso-azzurri, arrivati lo scorso anno persino a duellare per zona che permette la qualificazione alla Europa League, prima di chiudere con un ottimo 8° posto. Quest’estate sono partiti per altri lidi alcune colonne della rosa catanese come Lodi, Marchese, Gomez, Biagianti, Ricchiuti e Potenza; tutti nomi di un certo spessore perché o titolari dall’alto rendimento o pedine a disposizione che si facevano trovare sempre pronte se chiamati a scendere in campo, anche in poche occasioni; invece non tutti i nuovi arrivi alla corte di Maran sono sembrati all’altezza di colmare quei vuoti lasciati. Tra i nomi più rilevanti sicuramente Plasil dal Bordeaux, Guarente dal Bologna, Tachtsidis dal Genoa, più una serie di giovani dalle belle speranze come Monzon dal Fluminense, Biraghi dal Cittadella, Peruzzi e Freire dal Velez Sarsfield, Gyomber dal Dukla Banska Bystrica, Kinglsey Boateng dal Milan e Leto dal Panathinaikos, più il ritorno di Maxi Lopez dal prestito alla Sampdoria; pochi tra questi nuovi volti ha dato rendimenti interessanti, e non pochi di loro hanno visto di rado il campo perché alle prese con infortuni importanti e di lunga durata, situazione che ha colpito anche Gonzalo Bergessio, anima dell’attacco etneo, che ha subito la frattura del perone, per opera di un intervento sciocco e pericoloso di Chiellini nella partita tra Juve e Catania del 30 ottobre scorso, che costerà all’attaccante argentino uno stop di tre mesi. Ma il campionato della squadra del presidente Pulvirenti era cominciato in modo alquanto scioccante con un punto solo nelle prime cinque giornate, seguita dalla decisione dolorosa di esonerare Rolando Maran, il condottiero della scorsa entusiasmante stagione, dopo la sconfitta all’ottava giornata contro il Cagliari. Al suo posto ecco arrivare Luigi de Canio, che fin’ora ha collezionato una vittoria, un pareggio e due sconfitte. I numeri del Catania dicono che in 12 giornate sono stati totalizzati 9 punti, segnate 8 reti e subite 19, cifre davvero modeste e preoccupanti viste invece le tendenze delle scorse stagioni. Ad ogni modo la vittoria di misura di due settimane fa contro l’Udinese ha portato un sostanziale ritorno alla consapevolezza dei propri mezzi da parte dei rosso-azzurri. De Canio ha spiegato che fa giocare le sue squadre abitualmente con la difesa a quattro, con i due laterali bassi che avranno compiti di spinta e copertura, in modo che se in fase di impostazione dovessero trovarsi chiusi l’uscita da una parte del campo, con il giro palla possono spingere sul lato opposto; il centrocampo invece è a tre, con un elemento che fungerà da vertice basso e avrà il compito di costruire mentre i due esterni dovranno coprire e inserirsi, in attacco invece si vedrà una punta centrale e due esterni che attaccano la profondità, due elementi che abbiano un’ottima resistenza alla velocità, mentre, in fase di non possesso palla, il compito dei giocatori offensivi sarà quello di disturbare la costruzione del gioco, ma senza la responsabilità di rientrare fin dentro la propria metà campo. Tenendo conto che domani saranno indisponibili per infortunio oltre a Bergessio anche Izco, Almiron e Bellusci, dovremmo quindi presumibilmente vedere in campo i seguenti “undici” di partenza: Andujar in porta; in difesa Alvarez laterale destro e Capuano laterale sinistro con Legrottaglie (sempre pericoloso in area avversaria sui calci piazzati) e Gyomber centrali; Tachtsidis sarà il regista con al suo fianco sinistro il rientrante e duttile Plasil e a destra Guarente; in attacco la punta centrale sarà Maxi Lòpez, ex obbiettivo estivo dei granata e molto forte tecnicamente, supportato da Castro, parecchio dotato fisicamente, e Barrientos, quest’ultimo giocatore completo e capocannoniere della squadra con tre centri.

Veniamo al Torino. La sosta per le nazionali ha permesso a Ventura di recuperare, da acciacchi e infortuni, giocatori come Pasquale, Farnerud e Barreto; mentre ancora risultano indisponibili Rodriguez e Larrondo. Ora è da vedere se anche le energie fisiche e psicologiche di tutto il gruppo si sono rigenerate, perché è di una inversione di tendenza nell’efficacia dei risultati che si ha bisogno. Comunque pare che Ventura sia orientato a ripresentare come modulo il 3-5-2 con cui ha iniziato la stagione, con qualche novità nei suoi interpreti. Infatti Gomis in questi giorni è stato valutato come possibile nuovo titolare per la porta, al posto di un Padelli sfortunato quanto titubante nelle ultime giornate, inoltre lo svedese Farnerud è l’elemento che Ventura aspettava di recuperare maggiormente, visti i progressi fatti dal biondo centrocampista prima d’infortunarsi, per lui l’utilizzo dal primo minuto è più che probabile, mentre El Kaddouri si siederà in panca, a rimuginare sulle occasioni non sfruttate negli ultimi tempi. Perciò, azzardando un po’, potremmo vedere i granata schierarsi inizialmente così: Lys Gomis a difendere i pali; trio di centrali formato da Glik, Bovo e Moretti; Darmian laterale destro e D’Ambrosio a sinistra; Vives regista basso con Brighi e Farnerud ai suoi fianchi; Immobile e Cerci ad animare l’attacco.

Si prospetta quindi una partita che le due compagini dovrebbero interpretare in modo molto acceso, infatti la vittoria è l’unico risultato che possa essere considerato, almeno sulla carta, come gradito; un pareggio darebbe benefici modesti alla classifica di entrambe, figurarsi una sconfitta. L’inerzia del match starebbe perciò nella capacità di chiudere gli avversari e rilanciare in velocità l’azione, magari badando più al costrutto che non alla pulizia dell’azione e ciò nonostante senza andare a scapito dello spettacolo.

Ci auguriamo il massimo impegno da parte dei nostri ragazzi in campo e Forza Vecchio Cuore Granata!!

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Cagliari Vs Torino: 2-1, ovvero dei Conti sbagliati

(Ventura appannato ultimamente...)

(Ventura appannato ultimamente…)

Daniele Conti, ci sta prendendo gusto. Con quella di ieri è arrivato alla sua seconda doppietta personale in serie A, in ben 424 presenze in partite ufficiali, di cui 418 con la maglia del Cagliari. Ed ovviamente le doppiette della sua carriera si verificano quando gioca contro il Torino. Già lo scorso anno le sue reti furono determinante nel rocambolesco 4-3 con cui i padroni di casa batterono i granata. E ieri è accaduto di nuovo; due punizioni letali, ma su cui Padelli, come i suoi compagni, devono fare mea culpa.

Infatti regalare due calci piazzati da posizione invitante, e a due minuti dalla fine dei tempi regolamentari è un po’ da polli, poi le dinamiche susseguenti sono state anche peggiori. Nel primo caso Brighi (non il primo esordiente qualsiasi…) invece di stare dietro a Dessena, che si era messo a fianco della barriera, gli stava a sua volta di lato, così che alla battuta del capitano rossoblù, il compagno di squadra si abbassava, facendo partire in ritardo Padelli, che nel piazzare la barriera avrebbe dovuto redarguire meglio i suoi compagni… nel secondo caso una deviazione spiazzava il portiere granata, poco reattivo, ma che non per questo deve essere considerato il vero capro espiatorio, come invece i tifosi stanno facendo. In mezzo alla doppietta di Conti, il pareggio di Immobile, tra i migliori dei granata ieri, lanciato bene dall’unica buona intuizione di El Kaddouri nel corso dei suoi 69 minuti in campo. In realtà il Torino ha giocato bene sopratutto nel primo tempo dove ha avuto diverse occasioni, alcune sciupate ad esempio da un certo egoismo di Cerci, altre neutralizzate da Avramov, che bene ha sostituito Agazzi tra i pali della squadra sarda. I padroni di casa si sono resi pericolosi in non meno occasioni, ma qui sia la difesa (buonissimo il rientro in formazione di Bovo) che Padelli hanno controllato bene le conclusioni di Ibarbo, Sau ed Eriksson. Nel secondo tempo meglio il Cagliari, dopo il pareggio di Immobile ad inizio frazione, dopo che già Cerci si era visto parare bene dal portiere serbo una punizione insidiosissima. Alla fine le occasioni migliori capitano proprio ai sardi che solo all’88° trovano il pertugio giusto per tornare alla vittoria dopo tre sconfitte.

Una scia di non vittorie che continua invece a prolungarsi per i granata, che nelle ultime 27 partite hanno vinto solo in tre occasioni. Non molte sconfitte, ma tanti, troppi pareggi…
Ieri tra le file granata non ci sono state prestazioni troppe inguardabili, anzi a parte i titubanti Basha ed El Kaddouri il resto della squadra è stata in fondo sufficiente; Vives è sembrato tornare quello d’inizio stagione con buoni raddoppi di marcatura e lanci intelligenti, D’Ambrosio è stato attento in chiusura come in proposizione sulla fascia, lo stesso Padelli ha colpe sulle due segnature, ma ne ha evitati altrettanti; eppure è mancata una certa continuità di rendimento, Cerci è stata la solita spina nel fianco della difesa sarda, solo un pelino troppo innamorato della sfera per fare la differenza come in altre occasioni; semmai non è stato battuto il ferro caldo abbastanza a lungo, e le parole di Ventura a fine partita, che lodava la mole di gioco dei suoi ragazzi, i quali a suo parere sono stati padroni del campo per la maggior parte del match, possono essere vere solo se riferite al primo tempo, ma non nel secondo. Mossa tattica per rincuorare lo spogliatoio o preoccupante mancanza di lucidità del mister?? Ogni dubbio a proposito è giustificato…
Il problema è che si stanno palesando alcuni limiti tecnici della rosa che erano preventivabili, ma che si sperava potessero non palesarsi, grazie al lavoro dell’allenatore. Il gioco di Ventura si basa tutto su Cerci, al quale è affidato il grosso del possesso di palla nella metà campo avversaria, ma anche il meglio delle conclusioni, dopo di lui solo Immobile è quello che vede di più la porta, non a caso è il vice cannoniere della squadra con 4 reti; il resto della squadra non tira quasi mai o comunque troppo poco per poter rappresentare una vera alternativa ai due altri attaccanti, ad eccezione di D’Ambrosio (2 reti per lui fin’ora) che comunque negli ultimi tempi è chiamato più a interdire che a concludere, esattamente come gli altri centrocampisti o difensori. Le singole reti che fin’ora portano la firma di Brighi, Farnerud, Bellomo e Glik risultano quasi casuali o tuttavia figlie di schemi ed occasioni poco ricercate con continuità fin’ora. Inoltre El Kaddouri, che nelle intenzioni di Ventura dovrebbe essere l’epigono di Cerci sulla sinistra, non ha la condizione fisica che ci si aspetta, e ciò sembra influenzare la sua stessa capacità di estro, che comunque non può essere la stessa di Cerci per la differenza importante di esperienza che passa tra i due giocatori. Per di più le stesse alternative nel reparto d’attacco lasciano a desiderare. Larrondo sta subendo un lungo infortunio, ma nelle occasioni in cui è stato utilizzato sembrava piuttosto sprecone oltre che fumoso; Barreto è la fotocopia vista in molte altre occasioni dello scorso anno, spesso fuoriposizione e incapace di rendersi pericoloso per gli avversari; Meggiorini è il solito professionista del sacrificio, e quasi sembra trovarsi meglio come attaccante esterno sinistro, ma per lui ancora zero reti in campionato.

Adesso una pausa di due settimane dove resettare nuovamente gli equilibri, magari recuperare la forma fisica per qualcuno, sperando che i vari nazionali non contraggano infortuni nelle partite….

Si spera come sempre in un risolutivo: FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!

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Aspettando Cagliari Vs Torino, ovvero provando a migliorare.

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La classifica di serie A, dietro alle squadre che occupano le prime sei posizioni, è cortissima e vede ben 12 compagini in sei punti, mentre infine Catania e Chievo sono già più che disperate. È un attimo quindi inanellare un paio di risultati positivi e vedersi proiettare nella fascia sinistra della graduatoria e, per contro, invece fare un paio di passi falsi e trovarsi risucchiati nei gorghi delle zone pericolose della retrocessione. Perciò ogni partita diventa davvero una sorte di spareggio per chi ha l’obiettivo di svolgere un campionato tranquillo senza patemi d’animo.

In questo clima di grossa vaghezza perciò, al ritrovato stadio Sant’Elia di Cagliari, si sfideranno domani i padroni di casa, reduci da tre sconfitte consecutive in campionato ed il Toro che non vince dal 22 Settembre e che da allora ha collezionato cinque pareggi e due sconfitte.
I rossoblù hanno quasi totalmente confermato la rosa dello scorso anno con i soli arrivi di Oikonomou dal Giannina (campionato greco) e di Ibraimi dal Maribor, due movimenti di mercato minori, mentre i pezzi pregiati Agazzi, Astori, Nainggolan e Ibarbo sono rimasti nella squadra della città che dà sul “Golfo degli Angeli”.
Diego Luis López è stato promosso primo allenatore della squadra, dopo che l’anno scorso ha condiviso in toto la guida tecnica con Ivo Pulga, che quest’anno è il suo “secondo”, quindi in realtà non è cambiato praticamente nulla a livello di guida tecnica. Ad ogni modo della squadra che l’anno scorso ha conquistato la certezza matematica della salvezza con sei turni di anticipo con una buona media punti, quest’anno non si ha avuta molta notizia, in particolar modo un attacco poco prolifico (solo 11 gol realizzati), e una difesa perforata spesso e volentieri (19 le reti subite, come il Toro), stanno relegando la squadra nei bassifondi, con un po’ di preoccupazione per l’ambiente sardo, legatissimo a questa società, guidata dal sempre amato, quanto ambiguo, Massimo Cellino. Ma il ritorno, dopo una stagione tormentatissima dal punto di vista degli stadi, al vecchio impianto del capoluogo sardo, ristrutturato in modo che possa accogliere 16000 spettatori, è stata salutata in modo positivo dai tifosi e il calore degli stessi, ora, più vicini alle squadre in campo, dà quindi elementi di agonismo maggiore alle partite.
López per la partita di domani dovrà fare i conti con gli infortuni di Ekdal, Perico e Pinilla e solo all’ultimo valuterà se convocarli o rinunciare alle loro prestazioni; ad ogni buon modo dovremmo vedere il Cagliari così schierato: Agazzi in porta, difesa a 4 con Pisano terzino destro di qualità esplosive, l’attento Ariaudo e l’abile Astori centrali di difesa, mentre il gioiellino di casa Murru svarierà come terzino sinistro; centrocampo nelle mani di Conti che metterà la sua buona visione di gioco a servizio della squadra e sarà coadiuvato dall’eclettico Dessena sul centro destra e dal completo e duttile Nainggolan sul centrosinistra; il trequartista sarà il giovane uruguayano Cabrera, agile e grande fornitore di passaggi, indirizzati per lo più per le punte, che appunto saranno Sau, veloce e dotato di una tecnica elevata, e Ibarbo, dotato di un gran fisico e amante dell’inserirsi in gran velocità negli spazi.

Il Torino invece in settimana si è gongolato nei complimenti ricevuti per aver fermato domenica scorsa la Roma, in particolar modo per quelli rivolti a Cerci, considerato come un giocatore completo e che può dare parecchio spettacolo quest’anno. Se è vero speriamo che ben ne venga al Toro. Ad ogni modo Ventura ha fatto i conti in settimana con il solito via vai di alcuni giocatori tra campo di allenamento e infermeria. A dirla tutta solo Larrondo, che pure scalpita per tornare in gruppo, è sicuro di non giocare, mentre Farnerud e Rodriguez stanno stringendo i denti, inoltre Pasquale e Barreto lamentano qualche noia muscolare. C’è poi il dilemma “modulo”: 3-5-2 oppure 4-3-3 o di nuovo il 4-2-4 ispirato allo scorso anno?
È possibile che Ventura dia maggiore fiducia a quest’ultima impostazione, con alcune rimedi tattici in fase di copertura. Dovremmo vedere in porta Padelli, con Darmian e D’Ambrosio terzini sulle due fasce di competenza, mentre Glik e Moretti agiranno centrali; Vives sarà regista basso con Gazzi al suo fianco; El Kaddouri dovrebbe agire da esterno sinistro con compiti di copertura al fianco di Vives in fase di possesso palla degli avversari, mentre Cerci spazierà più largo e libero sulla destra; le punte dovrebbero essere Meggiorini e Immobile, che si alterneranno come elementi destinati alla fase di conclusione ed in quella quella di portare via l’avversario per permettere la realizzazione di spazi in cui Cerci s’infili.

La partita sarà sicuramente vibrante ed in grado di regalare emozioni, magari sullo stile di quella dello scorso anno, che dopo diversi rovesci di punteggi si è conclusa sul 4 a 3 per i padroni di casa. Attenzione e solidità difensiva saranno le arme che premieranno nel risultato chi delle due squadre sarà in grado di esserne più concreta.

A questo punto non rimane che augurarci buona partita e FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!

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Torino vs Roma: 1-1, ovvero dell’essere soddisfatti così.

(Cerci devia in porta il gol del pareggio contro la Roma)

(Cerci devia in porta il gol del pareggio contro la Roma)


Tutta l’Italia “pallonara” ne sta parlando da ieri sera. Il Torino, il promettente ma non molto fortunato e favoloso Torino, è riuscito a fermare la striscia positiva dei successi consecutivi della Roma grazie ad un pareggio tirato quanto meritato.
Come detto ne parlano tutti. Tranne fette consistenti dei tifosi granata; basta aprire le pagine internet dei social network o dei forum, o i commenti agli articoli dei siti specializzati sul “mondo Toro”, o farsi due semplici chiacchiere al bar. E senti parlare di “solita non vittoria”, di squadra sprecona ed incompiuta, di come si è lontano dagli standard del Verona, che è quarto in classifica dopo anni di anonimato sportivo, ed addirittura arrivare a recriminare che sarebbe stato meglio perdere, perchè così si è fatto un favore a “quelli lì”. Ovvero la juventus. No scusate, stavolta proprio non ci sto.
Da quando ho aperto questo blog ho subito capito che sarebbe stato difficile trovare un punto di equilibrio, ponderato ed avveduto, tra le due differenti anime e sensibilità dell’essere tifoso del Toro oggi. Quella per cui se il Toro vince 10-0 l’unico commento è “Cairo Vattene” (o nella variante “Cairo merda”) e quella che se anche il Toro precipitasse in Lega Pro perdendo tutte le partite direbbero: “Cairo non ha colpe e ci ha salvato dal fallimento”. Due volti di una stessa medaglia, quella che rappresenta quello che il Toro è diventato negli ultimi 20 anni. Una nobile decaduta, incapace di morire quanto di tornare al rango del suo blasone. Una provinciale qualunque, con le sue annate migliori contraddistinte da salvezze agguantate con le unghie, e le peggiori che si dividono tra pusillanimi retrocessioni in B o mancate promozioni nella massima serie.

Credo invece che il Torino ieri abbia fatto la partita che era giusto fare. Scesa con un 4-3-3 mascherato da 4-2-4 piuttosto misurato, ha contenuto l’avversario nei primi 20 minuti, non lasciandogli assolutamente spazi, provando azioni di alleggerimento che anche se hanno solo punzecchiato la capolista, hanno anche prodotto la prima vera occasione del match nel tiro di El Kaddouri da fuori area, che ha sorvolato la traversa di pochissimo. Poi la Roma ha provato a chiudere di più l’avversario nella propria area e dopo i tentativi di Florenzi e Burdisso su azioni da calcio d’angolo, ha sfruttato al 28° un errato movimento della difesa, fatalmente l’unico in tutto il match ad essere andato male, ed ha infilato Padelli con una azione in diagonale. Da lì in poi la Roma non ha più portato pericoli a Padelli se non nel forcing finale, e il Torino è rimasto padrone del campo nel resto del match, con uno scatenato Cerci che ha fatto vedere i sorci verdi ai giallorossi (Balzaretti in primis), che neanche tramite i raddoppi di marcatura sono riusciti a fermare il numero 11 granata, il quale ha fornito assist e conclusioni a ripetizione, fino al gol del pareggio al 63°, dopo che De Sanctis aveva salvato la sua porta, e la sua imbattibilità, sulle velenose conclusioni nel primo tempo di Cerci ed El Kaddouri e nel secondo tempo di Meggiorini; proprio quel Riccardo Meggiorini che si sta scoprendo assist man, e sorprendentemente interessante nel ruolo di attaccante esterno; così dopo aver piazzato la palla tre giorni prima a Livorno da cui è scaturito il rigore del pareggio, ieri ha fornito l’assist per il gol di Cerci, grazie ad una azione di caparbia efficacia sul suo marcatore, che troppo mollemente si è fatto abbattere da una sportellata con l’ex attaccante di Bari e Genoa, e per fortuna che Ventura lo aveva appena spostato in quel ruolo dopo aver sostituito un Barreto apparso in ripresa atletica, ma lontano dalla possibilità di rendersi pericoloso alla conclusione, con un Immobile subito entrato in clima agonistico. La Roma nella mezz’ora seguente cercava di riordinarsi per cercare di riportarsi in vantaggio, ma solo negli ultimi 15 minuti si rendeva pericolosa, e comunque con un solo tiro in porta, di Ljajic ben deviato da un Padelli attento e reattivo. Un paio di contatti in area granata sono stati dubbi, ma le contenute proteste romaniste dimostrano come fossero episodi controversi anche nella loro interpretazione. La difesa granata a 4, tranne appunto nell’episodio del vantaggio di Strootman, è stata molto attenta con un Glik monumentale e un Moretti che nulla ha concesso agli avversari, mentre sia Darmian che D’Ambrosio sono stati eccellenti in fase di recupero come d’impostazione. A centrocampo Gazzi è tornato ai suoi standard di ricuperatore di palloni preziosissimi, cosa molto confortante, intanto El Kaddouri piano piano sta mettendo minuti nelle gambe e si intravede il ritorno alla migliore forma fisica, sperando anche in un migliore contributo tecnico; discontinuo invece Basha che sbaglia molti appoggi e sembra fuori posizione nel ruolo di regista centrale ma che riesce allo stesso tempo a lanciare Meggiorini in due splendide occasioni che scaturiscono il bel tiro deviato da De Sanctis e il gol del pareggio, meglio Bellomo in quella posizione, anche se commette un errore che permette una ripartenza alla Roma che poteva costare caro.

(Prova confortante di Alessandro Gazzi, reduce da un periodo sportivo difficile e non soddisfacente )

(Prova confortante di Alessandro Gazzi, reduce da un periodo sportivo difficile e non soddisfacente )


Una partita giocata con molta combattività, con veri elementi di tremendismo, che ha esaltato il talento di Alessio Cerci, che contro la sua squadra del cuore, ed in cui è cresciuto calcisticamente, ha sfoderato una prova di grande eccellenza, dimostrando inequivocabilmente di essere il migliore giocatore capitato in maglia granata dai tempi di Scifo e Martin Vazquez. Si chiedeva di vedere un cambiamento rispetto alle ultime prestazioni, ed è quello che è successo. Eppure in quanti se ne sono accorti? Cosa doveva capitare a livello di performance per non far storcere la bocca a certi palati esigenti? La vittoria? E a chi non sarebbe piaciuto? Certo se si fosse stati più cinici e fortunati magari si sarebbe potuto centrarla, ma una partita giocata con un avversario simile, che ha espresso comunque il 61% di possesso palla grazie alla rete di passaggi dei suoi mediani, in primis De Rossi, Bradley e Pjanic, e che fino alla fine ha provato a portarsi a casa i tre punti, non si può definire una “non vittoria”, come se parlassimo di smacchiatori di giaguari qualsiasi… Non mi avventuro in polemiche sterili, ma ci tengo a dire di essere stato fiero dei ragazzi ieri sera e che mi auguro di esserlo ancora in molte occasioni, a partire dalla partita di domenica prossima a Cagliari.

Quindi sù con l’incitamento: Forza Vecchio Cuore Granata!!!

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Aspettando Torino Vs Roma, ovvero bramando un risultato sorprendente.

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La storia del calcio è costellato da tante piccole e grandi imprese, da epopee di grandi squadre e dalle gesta di campioni sopraffini, ma anche di domeniche sorprendenti con umili compagini che si regalarono risultati sorprendenti grazie a oscuri quanto onesti giocatori dalle carriere immacolate di trofei. Viene in mente il Varese che nel febbraio del 1968 umiliò la Juventus per 5-0, grazie ad una tripletta di un futuro bianconero, Pietro Anastasi; ma anche la vittoria del Vado nella prima edizione della Coppa Italia, giocata nel 1922, e che vide i liguri battere in finale l’Udinese, anche se ad onor del vero le altre partecipanti al torneo erano squadre minori del panorama calcistico, quasi tutte destinate, poco dopo, o a scomparire o a vivacchiare nelle serie dilettantistiche; in campo internazionale rimarrà sempre indelebile il gol del Nordcoreano Pak Doo-Ik che decretò la sconfitta della nostra nazionale, durante la partita decisiva del girone di qualificazione dei mondiali del 1966 svolti in Inghilterra.

Comunque, nella storia, mai gli incontri tra Torino e Roma sono apparsi così tanto squilibrati, sul versante dei pronostici, a favore dei giallorossi, come sorprendentemente ci troviamo a convenire per la partita di domani. Merito dello scoppiettante inizio di stagione dei romanisti, che hanno inanellato, fin’ora, 10 vittorie su 10 partite di campionato, segnando 24 reti e subendone solo 1, che li decreta in classifica, capolisti in solitaria con 5 punti sul tandem Juve-Napoli. Un risultato fin’ora maturato a sorpresa, perchè nelle previsioni estive la Roma era sì data come outsider del torneo, ma francamente fuori dal podio delle pretendenti allo scudetto. Invece la squadra affidata alle cure del francese Rudi Garcia ha mostrato un gioco solido e veloce, divertente ed avveduto, con tanto estro e tanta fortuna (fin’ora sono stati sette i legni colpiti dalle avversarie dei giallorossi). Gran personaggio l’allenatore nativo di Nemours, nell’Île-de-France, ma di origini andaluse; messosi in luce in patria sopratutto sulla panchina del Lille, con cui ha vinto nel 2010/11 campionato e coppa nazionale, ha un motto preciso: “Vinci solo se adatti il tuo modo di giocare agli avversari”. Ha mandato in solluchero i dirigenti della Roma perchè ha chiesto un gruppo di atleti che rispondessero alle seguenti caratteristiche: giocatori moderni, intercambiabili, possibilmente silenziosi e disposti ad andare in panchina. Perciò sono arrivati alla sua corte i vari De Sanctis, Maicon, Jedvaj, Benatia, Strootman, Ljajic e il suo pupillo Gervinho. Per permettere questi acquisti sono stati sacrificati nomi molto altisonanti come Stekelenburg, Marquinhos, Lamela e Osvaldo, ma fin’ora il saldo è stato tecnicamente più che positivo. La differenza tra le passate stagioni gestite del balbettante Luis Enrique o dal fin troppo visionario Zeman, piuttosto che dall’onesto quanto polemico Andreazzoli sono sotto gli occhi di tutti, e le vittorie nette e larghe nel derby contro la Lazio o nella trasferta a Milano contro l’Inter sono lì a testimoniare quanto seria è la nuova gestione. A Torino domani mancheranno per infortunio Totti, Gervinho e il lungo degente Destro, oltre a Castan per squalifica, perciò il 4-3-3 tanto caro a Garcia dovrebbe vedere tra i pali De Sanctis; terzino destro il ritrovato Maicon, centrali di difesa Benatia e Burdisso e terzino sinistro Balzaretti; in mediana De Rossi, giocatore assolutamente completo, sarà il regista con al suo fianco il veloce Pjanic, dotato anche di un tiro eccezionale, a destra, mentre a sinistra svarierà l’olandese Strootman, grande interditore e distributore di assist; in attacco Florenzi, duttile e capocannoniere stagionale dei romanisti, e Ljajic, rapido e funambolico, agiranno ai fianchi della punta Borriello, una vecchia volpe del nostro calcio.

Veniamo ai granata. E qui la musica, si sa, è un po’ tanto meno melodiosa. Diciamo che passiamo da una opera Vivaldiana ad un coro degli alpini, e manco troppo intonati. Ventura recrimina per i troppi infortuni che hanno condizionato i risultati oltre alle superficialità dimostrate nei momenti topici delle partite fin qui disputate. Comunque il mister genovese non dispera anche se sia Rodriguez e Maksimović si sono di nuovo fermati per problemi fisici durante gli allenamenti settimanali. Brighi e Bovo tornano tra i convocati, ma difficilmente giocheranno, mentre sono ancora indisponibili Larrondo e Farnerud. Oltre a Vives fermato per squalifica per un turno. Si può ipotizzare quindi un ritorno al 5-3-2 che vede in porta Padelli, con D’Ambrosio e Pasquale esterni, Darmian, Glik e Moretti centrali di difesa; Bellomo regista basso con ai fianchi Basha ed El Kaddouri; in attacco spazio alla coppia del gol Cerci ed Immobile.

È chiaro che per riuscire a ribaltare i pronostici il Toro non si deve permettere né distrazioni né timori reverenziali davanti agli avversari. A questo punto tanto varrà giocarsela a viso aperto, sfidando gli avversari proprio sul loro gioco preferito quello che si basa sulla velocità e sulle opzioni degli esterni. Quello che molti tifosi si aspettano da Glik e compagni è una prova di carattere e di coraggio, ma se in caso ci si ritrovasse davanti ad una gara interpretata in modo pavido credo che inizierebbe una forte e vibrante contestazione alla squadra dagli sviluppi poco piacevoli per il gruppo di giocatori e tecnici.

Quindi più che mai: FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!!